Riace avverte: per i profughi libici fondi finiti

Reggio Calabria – “I soldi previsti dall’accordo stipulato dal Comune con la Protezione civile per l’accoglienza dei profughi in fuga dalla Libia non sono mai arrivati. Otto mesi di ritardo sono troppi, non ce la facciamo più”. È il disperato appello lanciato da Domenico Lucano, Sindaco di Riace, paesino della Locride che vanta una decennale tradizione di accoglienza. E che dallo scorso luglio ospita circa 120 persone. Una situazione drammatica per il comune. Si sa, i fondi per l’accoglienza tardano sempre un po’ ad arrivare, ma una situazione come questa non si era mai verificata. “Quando abbiamo offerto la nostra disponibilità ad accogliere i profughi abbiamo stipulato un accordo con la Protezione civile regionale che prevedeva un rimborso di 46 euro al giorno per persona”, spiega Lucano.

 
Una cifra che ammonta a circa un milione e 300mila euro. Malgrado i ritardi, il Comune ha continuato a garantire tutti i servizi ai profughi.
Ora però, la comunità è allo stremo.
“Siamo un comune piccolo e con tanti problemi, ma abbiamo aperto le porte a chi ci chiedeva aiuto. Ora paghiamo un prezzo altissimo – spiega il Sindaco –. I ritardi stanno mettendo a serio rischio la civile convivenza”. Per questo Domenico Lucano, assieme al Sindaco di Acquaformosa (paese in provincia di Cosenza che ha accolto una cinquantina di profughi), ha rivolto un appello al Ministro per la Cooperazione e l’integrazione, Andrea Riccardi. Segnalando che il modello di accoglienza costruito in questi anni nella Locride, è “sottoposto a una pressione intollerabile, e rischia concretamente di esplodere”. Riace negli anni è stato preso a modello come “progetto pilota” per la straordinaria capacità di accoglienza di un territorio difficile come la Locride. Tanto da suscitare l’interesse del regista Wim Wenders e far diventare il paese protagonista del cortometraggio ‘Il Volo’. Altro tasto dolente, i tempi eccessivamente lunghi per le convocazioni dei richiedenti asilo presso le commissioni territoriali e l’elevata percentuale di dinieghi: circa il 70% delle domande di protezione è stata rigettata. “Persone che rischiano di alimentare il mercato della criminalità organizzata”, aggiunge Lucano.( Ilaria Se sana – Avvenire)