Roma – “Più burocrazia che si scontra con un maggior desiderio di partecipazione”. Sono questi i due dati “contrastanti” dell’indagine europea sui cittadini immigrati in 7 Paesi Europei, presentata questa mattina condotta dalla Fondazione Ismu, dal King Baudouin Foundation e dal Migration Policy Group in collaborazione con ReteG2 – Seconde Generazioni.
Così mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, commenta’Immigrant Citizens Survey (ICS), una indagine transnazionale sui livelli di integrazione in 7 stati europei, tra cui l’Italia. “Unitamente all’indagine del CNEL su gli indici di integrazione degli immigrati in Italia – aggiunge Perego – questa ricerca diventa uno strumento prezioso per comprendere come vivono l’esperienza di integrazione gli immigrati extraeuropei in alcuni Paesi europei, aiutando così a valutare l’impatto delle politiche dell’immigrazione in questi Paesi. A una difficoltà generalizzata di trovare lavoro, in Italia solo un 10% degli immigrati contro il 25-30% del resto d’Europa”.
In Italia il percorso linguistico è stato seguito solo da un 20-30% contro il 45% della Francia. In Italia, invece, alto è il desiderio negli immigrati di partecipare alla vita politica, attraverso il voto (70-80%) e più diffusa, rispetto al resto d’Europa, la partecipazione alla vita sindacale e associativa: segno – spiega mons. Perego – che è accompagnato dal dato di un’altra indagine che dice come il 70% è favorevole al voto amministrativo degli immigrati. Difficile, sul piano dei requisiti e la documentazione in Italia il ricongiungimento familiare, che è invece un importante strumento di integrazione. Sono aspetti che aiutano a confrontare le diverse politiche d’integrazione europea e spingono verso il cambiamento di una legislazione, perché sia più attenta a considerare una città che cambia con il contributo e la presenza di una cultura e storia differente”.



