Cosenza – “Argentina, amate sponde. Italiani al Rio de la Plata” è stato il tema trattato nel convegno che si è svolto nei giorni scorsi a Cosenza alla Galleria d’arte provinciale Santa Chiara, organizzato dall’associazione culturale e artistica “El Farolito” in collaborazione con il Comune di Spezzano della Sila e della Provincia di Cosenza.
“L’emigrazione italiana in Argentina – ha detto Torcuato di Tella, ambasciatore della Repubblica Argentina in Italia – è stato un fenomeno molto complesso. L’afflusso massiccio iniziò ufficialmente nel 1870, quando l’Argentina aveva due milioni di abitanti in un territorio che oggi ne ha quaranta milioni. La mia nazione ha il primato mondiale dell’emigrazione.
Tra il 1870 e il 1930 il 30% della popolazione era straniera, di cui la maggioranza italiana. Anche l’Australia e la Nuova Zelanda,- ha proseguito l’Ambasciatore- conobbero il fenomeno dell’emigrazione in modo così consistente.
Ma, in questi casi, gli emigrati provenienti tutti dalla Gran Bretagna non subirono cambiamenti di nazionalità, perché non erano stranieri, ma britannici che si trasferirono in un altro posto geografico.
Se la quantità di immigrati in Australia e Nuova Zelanda fu uguale alla quantità degli immigrati in Argentina, la qualità no. In Argentina- ha concluso l’Ambasciatore argentino- la grande maggioranza degli stranieri non richiedevano la cittadinanza perché era solo una provvisoria meta ambita, per ottenere una facile ricchezza, dato che in quel tempo, c’era poca gente con moltissima terra e la domanda di lavoro era alta. Ma, gli immigrati non chiedevano la cittadinanza argentina a
causa della carenza di diritti. È perciò, è il caso di dire che l’arrivo in Argentina di così tanti italiani è stata una benedizione del cielo. Poiché era un territorio con una bassissima intensità di popolazione e con grandi estensioni di terreno, bisognosa di emigrazione”. (Simona Bruno – Parola di Vita)



