Cagliari – In Italia, su 5 milioni di immigrati, la metà sono cristiani, 1 milione e 300 mila sono musulmani, 200 mila buddisti, 100 mila animisti e gli altri non professano nessuna religione.
“Di fronte ad un pluralismo di fedi occorre costruire una grammatica del dialogo. E’ un paradosso che qualcuno proponga di riaprire le case chiuse ma dica no ai luoghi di culto. Ripensare i luoghi di culto come un valore è un importante segno di civiltà”. E’ l’invito di mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, emerso ieri pomeriggio a Cagliari durante la tavola rotonda sul Mediterraneo come luogo d’incontro e dialogo tra le religioni, organizzata da Caritas italiana nell’ambito di Migramed 2012.
“Il dialogo è faticoso per la paura e i pregiudizi – ha osservato mons. Perego -, per l’ignoranza dei fatti e per i fondamentalismi e gli integralismi presenti in tutti le religioni. Ma è importante per costruire una nuova Italia e una nuova Europa”. Mons. Perego ha ricordato l’importante ruolo della scuola: “il 53% degli studenti stranieri sceglie di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, di questi solo il 18% sono cattolici. Segno di una volontà di dialogo e conoscenza reciproca”. Ha poi concluso con un appello per il diritto al voto e alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia. (Sir)



