4 Aprile 2023 – Giovedì santo – Cena del Signore | Vangelo (Gv 13, 1-15)
Con la celebrazione del Giovedì Santo, ha inizio il triduo pasquale. La Cena con i discepoli è innanzitutto un desiderio di Gesù che dice “ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione” (Lc 22,15-16). Gesù desidera portare a compimento il disegno di salvezza di Dio: completare l’esodo e arrivare alla terra promessa.
La Chiesa ha il mandato di perpetuare questa memoria. In questo momento storico, è opportuno ricordare come non sempre il luogo del cenacolo sono le Chiese. Ci sono cristiani che vivono la Pasqua non nei luoghi di culto ma in accampamenti forzati, in un deserto, su una nave, in una galera senza assistenza spirituale o anche in una terra straniera dove l’incontro con gli altri battezzati non è ‘sbocciato’. Al posto del rito c’è una tribolazione che li unisce, nel modo più forte che ci possa essere, al passaggio di Gesù da morte a vita. Nella pagina del Vangelo di Giovanni, Gesù ci indica il modo più adeguato per celebrare la Pasqua “in spirito e verità” e lo fa con il gesto di deporre le vesti e chinarsi ai piedi del mondo. È l’azione del capovolgimento della vita, sempre possibile. Per tutti e ovunque: servire gratuitamente e sporcarsi le mani. Per gli altri.
Venerdì Santo – Passione del Signore | Vangelo (Gv 18, 1-19,42)
L’abbandono di Gesù al Padre è totale. È il vertice della fede da cui tutto ha inizio. Drammatico, come si può immaginare, ma necessario.
Nel giorno più terribile della storia, le tenebre da cui il Figlio di Dio si lascia avvolgere come da un velo, sono luminose e rivelano al mondo il segreto e l’essenza di Dio: “è amore” ed è crocifisso dalla nostra indifferenza.
Attraverso il cuore aperto del Signore crocifisso passa tutto il nostro dolore e da quel cuore ci viene donato ogni brandello della nostra luminosa umanità. L’amore non può morire; la tenerezza dell’abbraccio in cui la madre di Gesù viene accolta è il baluardo ad ogni disumanizzazione possibile e temibile.
Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore
Splende una luce nuova. La morte è stata vinta. La vita fiorisce.
Tutto il mistero
Il mistero Pasquale non è una eroica vittoria di un superuomo in guerra contro tutti ma è il dono della vita oltre la morte che Dio fa all’umanità attraverso Suo Figlio. E proprio perché non è campata per aria, in questa vittoria sono presenti tutti i segni dell’umano: il servizio e la croce. In questo senso la Speranza del cristiano vive sempre: Colui che è per sempre crocifisso è per sempre risorto. Se è vero che il dolore e tutte le sue conseguenze non ci lasciano mai, è altrettanto vero che quel dolore è stato vinto per sempre. C’è la prova: la Resurrezione!
Un mistero per tutti
L’esplosione di gioia dei cristiani non è una pia devozione ma un mistero che contagia tutti e non lascia indifferente nessun uomo. Questo è il fine del tempo Pasquale che ci accompagnerà per cinquanta giorni: “andate e ditelo a tutti”. Nessuno escluso.
Anche se la maggior parte degli uomini sulla terra non lo sa o vive senza saperlo. La Resurrezione è un ‘unicum’. Nessuna religione ha mai contemplato un Dio – morto. Il fondamento del cristianesimo non è un postulato vincente a priori. Tutt’altro. La Resurrezione è la storia di un Dio che cammina con gli uomini. Non con pensieri speculativi, dimostrazioni teoriche o deduzioni logiche ma con la testimonianza dei suoi discepoli. E ad ogni uomo giungono i suoi effetti anche quando l’uomo non sa nemmeno il perché: curare gli ammalati, accogliere il forestiero, visitare il carcerato, dar da mangiare a chi ha fame, istruire, vestire, seppellire …; sono segni di Resurrezione che i cristiani non hanno dedotto dalla saggezza o dall’istinto umano ma dalla Pasqua e li condividono con tutti. E tutti li usano, anche ignorandone l’origine. Quella Vita vince.
La testimonianza dei discepoli
Un prodigio così grande è un dono ma ha comunque bisogno della testimonianza dei discepoli perché sia credibile agli uomini. È stata questa la missione affidata agli Apostoli. È in questo che vengono battezzati tutti gli altri cristiani. La testimonianza è tutt’altro che facile. Quale testimonianza rendere? Come renderla?
Dinanzi allo stesso fatto c’è l’approccio dei discepoli tutt’altro che univoco: c’è l’annuncio di una donna al mattino, la corsa al sepolcro di Pietro e Giovanni più tardi, la paura dei discepoli di Emmaus alla sera, l’incredulità di Tommaso otto giorni dopo. Sarà lo Spirito Santo a modellare la praticità di Pietro, la spiritualità di Giovanni, gli occhi dei discepoli ad Emmaus, la fede e la ragione di Tommaso.
La Resurrezione entra nella vita della Chiesa nascente. Non sono un problema la diversità, l’incompetenza (tanta), l’imperfezione (tantissima), l’indole dei discepoli: il fatto della Resurrezione è innanzitutto dono di Dio. E anche poterla annunciare è un dono. E come tale va accolta.
Essendo iniziativa di Dio, Lui sa come farla vivere nel cuore, nella mente e nelle braccia di ciascuno. Annunciarla a tutti non è presunzione ma urgenza di servire Dio nell’uomo. In ogni uomo.



