Cosenza: partita la rete di solidarietà per i rom dopo l’incendo di domenica

Cosenza – È già partita la rete di solidarietà per il popolo rom che vive in un accampamento ai margini delle rive del fiume Crati a Cosenza e che nella notte tra sabato e domenica ha perso quel poco che aveva a causa di un incendio che ha distrutto una trentina di baracche. Immediata la solidarietà e la preoccupazione del delegato Migrantes della Calabria, don Bruno Di Domenico, che è in continuo contatto con le istituzioni locali per trovare una soluzione immediata e definitiva per le famiglie rom che vivono nel disagio e nel pericolo.

Subito dopo il rogo è stato allestito un dormitorio provvisorio in una struttura della città per accogliere i 182 rom rimasti senza tetto. La Caritas diocesana di Cosenza-Bisignano che da tempo insieme a delle religiose e a dei laici monitora la situazione sempre più emergente insieme alle associazioni che si occupano dei rom stanno dando una mano a coordinare il tutto, inoltre, stanno preparando un censimento per verificare chi vuole spostarsi e chi invece preferisce trovare una sistemazione autonoma. Il Comune di Cosenza come prima cosa ha provveduto ad acquistare generi di prima necessità, latte per i bambini, acqua e frutta anche per gli anziani.
Non ha fatto mancare la sua vicinanza e solidarietà l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano Mons. Salvatore Nunnari che ormai da tempo segue la vicenda con apprensione ed attenzione, così come in passato, quando il 22 febbraio scorso un altro incendio distrusse 17 baracche nello stesso campo, e fu immediata la visita del presule cosentino sul luogo del rogo facendo visita alle famiglie sfollate. L’Arcivescovo Nunnari per questo “popolo martoriato e sofferente” chiede con forza che “si risolva la situazione dei rom dopo tante chiacchiere e poca concretezza”. Monsignor Nunnari, inoltre, si dice molto preoccupato perché “questi fratelli sono martoriati non solo dalla povertà ma anche dagli agenti atmosferici e dai pericoli che incombono sui loro campi come le piogge torrenziali e gli incendi che si sviluppano all’interno e all’esterno delle loro già precarie baracche”. (D. Ruffolo)