Costa Concordia: l’impegno della pastorale marittima

Roma – L’Ufficio di Pastorale marittima della Fondazione Migrantes ha vissuto il dramma della nave Costa Concordia attraverso il cappellano di bordo don Raffaele Malena che si è prodigato per salvare vite umane ed offrire parole di conforto e sostegno nei momenti drammatici della vicenda. Una calamità che, in diverso modo, ha toccato tutto e tutti, e ha suscitato una rete di solidarietà spontanea e reale che poco spazio ha avuto sui media, si legge in una nota pubblicata sul sito della Federazione della Stella Maris a firma del direttore dell’Ufficio don Giacomo Martino.
“Gli equipaggi, i marittimi, gli ‘Invisibili del mare’ – si legge – anche in questa circostanza, sono stati ignorati, se non colpevolizzati; eppure, nell’emergenza reale e non simulata, hanno fatto il loro dovere, fino in fondo”.
Don Martino ha voluto essere presente, adoperandosi per alleviare la sofferenza e i disagi delle migliaia di persone coinvolte e coordinando  il lavoro dei volontari delle Stella Maris di Savona e Civitavecchia, nonché i volontari locali. In particolare, sabato 14, l’Ufficio e i volontari della Stella Maris locale hanno fatto accoglienza, ascoltando, dialogando e confortando le circa 1.500 persone ospitate nel Terminal di Savona.
La vicinanza della Chiesa è stata testimoniata anche dal Vescovo di Savona, Mons. Vittorio Lupi, che è stato lungamente in colloquio con quanti erano ricoverati al Terminal Crociere, come pure dalla vicinanza del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Domenica 15 un team congiunto si è recato nei vari hotel di Grosseto, per incontrare, sostenere ed incoraggiare i membri dell’equipaggio. Lunedì 16 e martedì 17 il Team ha proseguito la sua missione, visitando gli ospedali di Grosseto, Orbetello e Siena. A don Martino e agli altri volontari si sono affiancati i vari Cappellani degli Ospedali. Ad assistere un membro dell’equipaggio indonesiano, ricoverato nell’ospedale di Siena, che ha subito diversi interventi a causa delle ferite riportate, è rimasto un ex cappellano di bordo.
Negli stessi giorni, a Roma e a Civitavecchia, i volontari della Stella Maris di Civitavecchia, il responsabile dell’Apostolato del Mare mondiale del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, con alcuni seminaristi Scalabriniani, si sono adoperati nell’accoglienza di membri dell’equipaggio di origine Latino-Americana, bisognosi di sostegno psicologico e necessità materiali (vestiti, medicine, scarpe ecc.) avendo perso tutto ciò che avevano.
“La rete che mano a mano si è creata è stato un chiaro segno della bontà Divina, non siamo stati affatto soli e abbiamo sentito il conforto di tantissimi che si sono uniti a tutti noi, sostenendoci con la preghiera”, spiega don Martino: “lo testimoniano le tante mail ricevute, in particolare dagli altri Cappellani di bordo in servizio sulle varie navi in navigazione in diverse parti del mondo. Tramite loro è giunto a noi e, attraverso di noi, ai membri dell’equipaggio della Concordia il sostegno e la solidarietà di tutti gli equipaggi delle varie navi. Si è creata una sorta di ponte ideale grazie ai Cappellani di bordo, che hanno dimostrato, ancora una volta, il loro delicato e prezioso lavoro sulle navi, su cui seguono quotidianamente oltre 14 mila persone di equipaggio”.
Ai famigliari delle vittime e a tutti i passeggeri “assicuriamo la nostra preghiera. Alla gente di mare tutta, che Dio ha affidato alla nostra cura, la nostra compagnia diventi sempre più ‘la casa lontano da casa’, sempre e ovunque”, conclude il direttore dell’Ufficio Migrantes.