Mons. Nosiglia: “pensare in grande”, allargando i nostri confini sia etnici che culturali

Torino – Il tema del “pluralismo culturale” e dell’immigrazione è una questione che “interpella il futuro” di Torino. E’ quanto scrive l’arcivescovo mons. Cesare Nosiglia in una “lettera alla città” intitolata “Il futuro di Torino nelle nostre mani”, per affrontare “i problemi e le urgenze della società piemontese” e invitare “a ritrovare le motivazioni ideali e le vie operative per affrontarli” a partire da alcune questioni centrali: il lavoro, i giovani e l’immigrazione.
“Nel volgere di pochi anni – scrive il presule nel capitolo riguardante il tema immigrazione – il tessuto sociale subirà mutamenti ancora più veloci e significativi: ci stiamo attrezzando ad affrontare questi cambiamenti a livello di Chiesa e di società? Torino da sempre è stata incontro di culture e di genti, e in qualche modo ha saputo anticipare, in qualità di laboratorio, esperienze e idee che sono state all’avanguardia per l’Italia. Oggi dobbiamo evitare il rischio di parlarci addosso; e riscoprire invece il coraggio di “pensare in grande”, allargando i nostri confini sia etnici che culturali”.
Per mons. Nosiglia è “necessario pensare insieme i temi dello sviluppo di Torino e dell’immigrazione; la crescita che andiamo cercando si fonda prima di tutto sulle risorse costituite dalle persone stesse. Non si può pensare a due città diverse, una turistica e borghese, l’altra immigrata e povera. Gli immigrati sono ormai il 13% della popolazione torinese e non si può guardare a loro solo in termini di “assistenza”, ma di “integrazione” responsabile, cioè di una base comune di rispetto dei diritti e dei doveri. Pensando alle nuove generazioni, ai molti bambini, ragazzi e giovani nati in Italia, dobbiamo chiederci in che modo lavoriamo per offrire loro prospettive di ‘cittadinanza’ nella nostra società, aiutando altresì i nostri giovani a considerare i loro coetanei immigrati non dei concorrenti, ma dei compagni di viaggio con cui costruire insieme il comune futuro”.
È necessario pensare insieme i temi dello sviluppo di Torino e dell’immigrazione, afferma il vescovo: “la crescita che andiamo cercando si fonda prima di tutto sulle risorse costituite dalle persone stesse”, per cui è “importante che ognuno faccia la sua parte perché l’avvenire della nostra città sia una possibilità reale e già fin d’ora in costruzione”.
Un impegno che spetta anche alla Chiesa torinese che, conclude mons. Nosiglia, deve “essere degna di quella fiducia che le è riconosciuta sul terreno educativo, sociale e dell’integrazione, perché il Vangelo è forza propulsiva per una vita nuova”.