Roma – E’ in distribuzione, in questi giorni, la rivista “Nevi Yag” (Fuoco Nuovo) del CCIT (Comité Catholique International pour les Tsiganes) giunta al 50° numero. Il primo numero è infatti, uscito nell’ottobre del 1984 preceduto – come spiega nell’editoriale p. Denis Membrey – da sette numeri di una pubblicazione chiamata “Il Corriere” che aveva lo scopo di relazionare sugli incontri del CCIT e sulle iniziative promosse. “Più di trent’anni di una storia – spiega p. Membrey – che non si può definire un lungo fiume tranquillo”. Dal 2003 esce due volte all’anno in diverse lingue: francese, tedesco, italiano, ungherese e slovacco.
In questo numero un articolo sulla carta costitutiva del CCIT firmato dal presidente mons. Piero Gabella, già direttore dell’ufficio Migrantes per la pastorale dei rom e dei sinti. Non mancano articolo sulla storia del CCIT e sui diversi incontri tenutisi negli ultimi periodi come quello di Rolduc dall’8 al 10 aprile 2011.E ancora la situazione dei nomadi in Irlanda e Ungheria e una intervista a mons. Antal Majnek, vescovo di Mukachevo in Ucraina che ha partecipato a diversi incontri del CCIT.
Il CCIT nasce da incontri informali organizzati a Parigi, in Francia, agli inizi degli anni Settanta, dal sacerdote francese Yoschka Barthélemy e dai coniugi belgi Elisa e Léon Tambour, per rispondere all’esigenza di una riflessione a livello internazionale sulle comunità tzigane e sulla loro condizione umana e spirituale. Sin dalla sua costituzione, il Comitato lavora in collaborazione con la Chiesa e ha legami particolari con il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ed costantemente in contatto con le cappellanie nazionali degli zingari e degli itineranti.
Attualmente conta 46 membri effettivi presenti in 14 Paesi d’Europa. Gli incontri internazionali annuali radunano normalmente un centinaio di persone provenienti da 20 Paesi europei.



