Roma – In occasione della Giornata Mondiale dei Migranti e Rifugiati, che la Chiesa Cattolica celebra in alcune nazioni il 15 gennaio 2012, il Santo Padre Benedetto XVI propone il tema “Migrazioni e nuova Evangelizzazione”. Invita tutte le persone di buona volontà, ai cristiani in modo particolare ad impegnarsi nella ricerca di soluzioni adeguate circa le molteplici sfide della mobilità umana, la protezione dei migranti, alle loro famiglie, al loro contesto culturale e alle loro comunità.
L’accoglienza ai fratelli e sorelle migranti e rifugiati, che lasciano i loro Paesi in cerca di migliori condizioni di vita o perchè minacciati dalle persecuzioni, dalle guerre, dalla violenza, dalla fame e dalle catastrofi naturali, non e’ solamente questione di interventi sociali e solidarietà, ma anche “una occasione provvidenziale per rinnovare l’annuncio del Vangelo in un mondo contemporaneo” come propone Benedetto XVI.
Le sfide del processo della globalizzazione, della primavera araba, della crisi economica mondiale, della persecuzione alle minoranze cristiane e dei cambiamenti profondi della società attuale hanno fatto sì che Giovanni Paolo II e successivamente Benedetto XVI, abbiamo promosso la “Nuova Evangelizzazione” come risposta pastorale urgente dinnanzi alle sfide delle migrazioni e alle esigenze della cattolicità della fede in Dio rivelato in Gesù Cristo.
Questa riposta pastorale si basa sul messaggio evangelico, secondo cui accogliere gli altri é incontrarsi con Cristo. Ogni cristiano é portatore ed erede della memoria storica del cammino del Popolo di Dio, del rispetto al migrante e del valore dell’ospitalità contenuti nella Parola di Dio: «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese non gli farete torto. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi. Tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto» (Lv 19,33-34).
In Cristo, Dio é venuto personalmente a chiedere ospitalità agli uomini e alle donne del mondo vivendo Lui stesso l’esilio in Egitto (Mt. 2,14). Lui si é identificato come lo straniero che ha bisogno di ospitalità e protezione: “Ero forestiero e mi avete accolto”. Per di piú le migrazioni, per dirlo con le parole del Concilio Vaticano II, “sono un segno dei tempi che vanno interpretati oggi”.
Con questa visione cristiana della persona, della vita, dei segni dei tempi e della storia, la Congregazione dei Missionari di San Carlo (Scalabriniani) rinnova il suo impegno con la Chiesa al servizio della Nuova Evangelizzazione davanti al vasto e complesso fenomeno della mobilitá umana. Ciò non solamente mantenendosi fedele, come lo fa da 125 anni, al servizio concreto delle comunità migranti nel loro cammino di fede, di formazione, di interculturalità e di partecipazione nella chiesa locale, ma anche intensificando la collaborazione con i vari attori politici e sociali nella promozione di leggi, programmi e servizi in protezione alla dignità e ai diritti umani e culturali dei migranti, “desplazados” e rifugiati. (P. Sérgio O. Geremia – Superior general)



