Macerata – “Ero straniero e mi avete accolto”: è l’affermazione del Vangelo più chiara ed esigente che mi risuona dentro l’animo ogni volta che sento la parola “emigrante” o “straniero”. In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del prossimo 15 gennaio tale affermazione evangelica diventa quanto mai attuale e graffiante per me e anche per tutta la comunità diocesana. Quest’anno, poi, gli avvenimenti nazionali (veri e propri “segni dei tempi”) ce lo hanno detto e ridetto in continuazione: pensiamo alle guerre e rivoluzioni del Nord Africa, agli sbarchi di Lampedusa, all’uccisione dei senegalesi a Firenze, ai film “Terraferma” e “Villaggio di cartone”… Se tutto ciò non bastasse, c’è anche un significativo Messaggio annuale che il Papa diffonde ogni anno in questa circostanza.
Benedetto XVI dice che l’attuale movimento migratorio è un’occasione per una “nuova evangelizzazione”, per rivedere la nostra fede e per trasmetterla a chi ci viene incontro, proprio com’è successo a Gerusalemme quando sono arrivati i Magi: questi avevano visto la stella ed erano partiti incontro al nuovo Re dei Giudei, mentre Erode e i sacerdoti non si erano degnati di muovere un solo passo. È un fatto evangelico di cui abbiamo sentito parlare proprio in questi giorni e vale la pena fare un serio esame di coscienza: quale tipo di accoglienza stiamo portando avanti come singole persone, come famiglia, come parrocchia, come Diocesi?
Prima di inutili “piagnistei” su tale argomento, è bene dare uno sguardo a qualche iniziativa positiva che possiamo trovare nella nostra Diocesi. Pensiamo al Centro di Ascolto della Caritas di Rampa Zara, a Macerata: sta svolgendo da anni un’opera insostituibile di accoglienza che va dall’alimentazione all’assistenza legale, come anche al sostegno economico.
Tra le tante iniziative non manca una scuola di lingua italiana con una partecipazione notevole di alunni adulti. Altro esempio è il Patronato Acli, che offre assistenza e collabora nella ricerca di lavoro, soprattutto per le badanti.
La Diocesi, inoltre, ha accolto due sacerdoti “Fidei Donum”, provenienti dall’India e dalla Nigeria, per l’assistenza alle due ampie comunità cattoliche presenti fra noi. Anche la chiesa della Pietà, in via dei Velini a Macerata, è stata resa fruibile per le celebrazioni degli ortodossi rumeni e per gli anglicani della Nigeria.
Il Centro missionario ha poi messo a disposizione da oltre dieci anni il locale di Piaggia della Torre a Macerata per il riciclaggio di indumenti, scarpe, giocattoli e utensili. Non va infine dimenticato che la Caritas parrocchiale di Santa Croce da 18 anni sta accogliendo bambini sordomuti provenienti dalla Bielorussia e svolge numerose iniziative di vicinanza ai fedeli stranieri. Tanti piccoli segni – e molti altri si scorgono dai Comuni della Diocesi – che tutti possiamo toccare con mano. Non resta che domandarci: “Io, quale accoglienza sto realizzando in concreto per dire: ‘Ero straniero e mi avete accolto’”? (Alberto Forconi – Direttore dell’Ufficio per la Cooperazione missionaria tra le Chiese e Migrantes della diocesi di Macerata- Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia)



