Italiani all’estero: aperta oggi l’assemblea del CGIE

Roma – Si è aperta oggi, con la relazione del segretario generale Elio Carozza, la prima Assemblea plenaria del 2012 del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Carozza ha chiesto un  “chiaro e fermo impegno perché vengano indette le elezioni dei Comites il più presto possibile” .
“Dal 2009 sulle questioni degli italiani all’estero – ha spiegato nella sua relazione introduttiva ai lavori – la realtà parlamentare e governativa si è concentrata sulla riforma di Comites e Cgie anziché investire sulle necessità reali delle nostre comunità all’estero”. Per Carozza si “rischia di compromettere definitivamente il cordone ombelicale che lega le comunità italiane all’estero e l’Italia” .
All’Assemblea è giunto anche il messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano nel quali si auspica “che dalla vostra assemblea emergano importanti contributi di riflessione sulle politiche migratorie” .
“Profonde trasformazioni globali ci pongono di fronte – ha scritto il Presidente della Repubblica – a inediti fenomeni di migrazione, a nuove esigenze di politiche di accoglienza e inclusione sociale e civile”. Napolitano si dice “convinto che l’emigrazione italiana costituisca un patrimonio unico di esperienze individuali e collettive, di generazioni diverse, al quale ispirarci come concreta testimonianza e esempio di integrazione e laboriosità”.  
A nome del Governo è intervenuta il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie, ambasciatore Carla Zuppetti, che ha letto una lettera del ministro Giulio Terzi, impossibilitato ad intervenire perché in missione in Asia. Zuppetti ha illustrato la relazione del Governo e ha spiegato che alle prossime elezioni dei Comites ci sarà un incremento degli elettori del 60 per cento: erano 2,5 milioni nel 2004, ora sono 3,6 milioni.
Nella relazione, firmata dal ministro Terzi un commosso ricordo di  Mirko Tremaglia, recentemente scomparso, molto impegnato a favore degli italiani all’estero.
Il ministro si definisce non solo Ministro degli Esteri “Ministro degli italiani nel mondo perché è nelle comunità italiane che troviamo una delle risorse più grandi per la proiezione internazionale del nostro Paese. E per l’Italia questo significa sostenere le nostre comunità all’estero ed essere da loro sostenuti”.
“Comprendo pienamente la vostra preoccupazione per le significative riduzioni operate dalla legge di stabilità ai capitoli di bilancio di questo Ministero, inc1usi quelli per gli italiani all’estero”, spiega il titolare della Farnesina che assicura che questo Governo “è fortemente impegnato, a consolidare ulteriormente i legami con i connazionali all’estero, che sono parte integrante dell’identità naziona1e”.
Im ministro ha ribadito “il ruolo degli organismi rappresentativi degli italiani all’estero il cui apporto e sostegno all’opera dei nostri Uffici istituzionali è essenziale”.
Quanto al processo di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare, che al momento dispone di “risorse finanziarie ed umane sempre più scarse”, Terzi assicura di aver “proseguito la riflessione sulla razionalizzazione della rete per adeguarla alle nuove esigenze, nella previsione di ulteriori possibili contrazioni delle risorse: si è quindi reso indispensabile razionalizzarne l’utilizzo attraverso economie di scala, molto evidenti, ad esempio, ove si unificano i servizi amministrativo-contabili degli Uffici”.
Nella relazione il Ministro Terzi parla anche di Rai e si pone l’accento sull’attenzione per il ruolo della Rai nel Sistema Italia nel mondo. In tal senso è stato creato un tavolo Rai-Farnesina dopo la chiusura di Rai Internazionale, il canale degli italiani all’estero.
Un passaggio della relazione è stato dedicato anche al valore della lingua italiana nel mondo evidenziando come  “i corsi di lingua e cultura italiana a favore delle nostre collettività all’estero” siano “gradualmente diventati negli anni uno strumento fondamentale nella strategia generale di diffusione dell’italiano grazie alla loro capillare presenza nelle scuole locali ed hanno contribuito a caratterizzare l’italiano come lingua di cultura e non più esc1usivamente di emigrazione”. (R.I.)