Gruppo Abele: piano d’azione per tutelare le vittime di tratta

Torino – Sostenere con misure adeguate chi, fuggendo da guerre o persecuzioni nel Paese di origine, si ritrova nella rete di organizzazioni criminali impegnate nel business illecito della tratta. Integrare sforzi e risorse per garantire ad ogni persona il percorso più sicuro per uscire dallo sfruttamento. Sono le proposte che saranno presentate ai ministeri competenti e di cui si sta parlando in questi giorni alla Certosa di Avigliana (Torino), in un seminario organizzato dal progetto Prostituzione e Tratta del Gruppo Abele.

 
L’iniziativa nasce dalla constatazione che spesso gli sfruttatori spingono le vittime di tratta a fare richiesta d’asilo, per soggiornare legalmente sul territorio. Oltre 200 operatori, avvocati, forze dell’ordine e docenti, stanno lavorando alla stesura di un piano d’azione che tenga conto delle ristrettezze dei fondi, ma anche della potenzialità di un’azione concordata e sinergica.
“Si rende necessario – ha spiegato Vincenzo Castelli, del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) – dare forza politica e contrattuale alle vittime di tratta. Perché il lavoro compiuto negli scorsi anni in Italia, grazie ad un sistema e ad una legislazione all’avanguardia, ha tolto dalla strada 20mila donne”.
Le proposte elaborate, ha spiegato Mirta Da Pra Pocchiesa, responsabile del Progetto prostituzione e tratta del Gruppo Abele, verranno portate sul tavolo dei ministeri competenti, perché ne tengano conto nella creazione di politiche adeguate ai bisogni delle persone”.
Un bilancio dell’accoglienza dei profughi del Nord Africa, ad un anno di distanza, è stato fatto da Manuela De Marco, dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana, che ha denunciato il “malinteso che pesa sulla vita di circa 20.000 migranti che lavoravano in Libia, arrivati nel 2011 con l’emergenza nordafricana e inviati in procedura d’asilo. A causa degli “stringenti requisiti previsti dalla Convenzione di Ginevra stanno ricevendo dinieghi. “Nei fatti – ha avvertito – questo comporta un loro scivolamento nell’irregolarità, con il rischio di una conseguente espulsione. Succede che, volendogli garantire una protezione, si rischia incredibilmente di aggravarne la condizione giuridica?. A fronte di questa esasperazione diffusa tra i migranti ora nei centri, De Marco ha messo in guardia sul rischio di nuove “rivolte con cui rischiamo di dover fare i conti nelle prossime settimane. La Caritas e tante altre organizzazioni auspicano per loro, da tempo, il riconoscimento di un permesso temporaneo per motivi umanitari, come avvenne per i tunisini all’inizio della primavera araba”. (SIR)