Calabria: un coordinamento per aiutare gli immigrati

Reggio Calabria – Negli ultimi anni la Calabria, e quindi anche la provincia di Reggio Calabria, sta assumendo sempre più un volto multietnico. L’incremento della popolazione residente è determinato dall’aumento dei cosiddetti “nuovi italiani”, stranieri che nascono, vivono e lavorano sul nostro territorio ormai da generazioni.
La presenza straniera, dunque, non è più un fenomeno esclusivamente riconducibile alla sola condizione occupazionale o di clandestinità. Al contrario degli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, i governi e le istituzioni non si trovano più a regolare l’entrata di lavoratori stranieri richiamati da economie in espansione, ma piuttosto a regolare flussi spontanei e non programmati, il cui impatto risulta decisamente più problematico.
Soprattutto dal 2007, da quando la Romana ha fatto il suo ingresso nell’Unione Europea, vi è stato un flusso di migranti che stabilmente e in modo regolare hanno invaso il Bel Paese, e con maggiore prevalenza le regioni del sud. Ecco quindi che si parla sempre di più di politiche di accoglienza e integrazione anche in Calabria. Il problema, infatti, non è più solo quello di accogliere l’immigrato clandestino che solo temporaneamente staziona sul territorio, ma si allarga anche ad altre necessità dovute alla stanzialità degli stranieri e quindi ad ambiti che riguardano l’occupazione, i servizi sociali e socio-sanitari, l’istruzione.
Interessante, in questo senso, l’impegno della Chiesa reggina, che attraverso il Centro diocesano Migrantes è attiva da anni sul territorio per promuovere, in particolare nelle parrocchie, atteggiamenti e opere di solidarietà e accoglienza nei confronti dei cittadini stranieri. Ma non solo. Il Centro Migrantes, considerato anche il vasto campo d’azione dei vari bisogni cui necessitano gli stranieri, è impegnato anche a creare una rete di coordinamento e collaborazione in ambito ecclesiale, (attraverso il raccordo delle varie pastorali), ma pure con le realtà istituzionali, del terzo settore e del volontariato.
“Le esigenze e i bisogni dei cittadini stranieri – afferma padre Bruno Mioli, direttore del Centro diocesano Migrantes – nel corso degli anni sono cambiati e si solo allargati. Se prima era necessario soddisfare i soli bisogni primari, attraverso la distribuzione di indumenti e pasti, adesso il campo d’azione si è allargato anche al piano culturale, educativo, sanitario e religioso. Proprio per questo motivo è necessario consolidare ed estendere il campo d’intesa e collaborazione con le varie realtà ecclesiali operanti in questo settore, al fine di rendere sempre più concreta e strutturale un’effettiva pastorale d’insieme nel settore delle migrazioni”.
I campi di applicazione della pastorale d’insieme cui fa riferimento padre Mioli, sono quelli della vita quotidiana della comunità ecclesiale: annuncio, catecumenato, catechesi, liturgia, carità, pastorale familiare, giovanile, scolastica, vocazionale, missionaria ecumenica, del lavoro, del tempo libero, della salute, della comunicazione e della cultura. Ciascuno di questi ambiti fa riferimento ad uno specifico ufficio od organismo diocesano, ma comporta inevitabili e necessari punti di contatto con altri servizi. Proprio per questo, la pastorale d’insieme nel settore delle migrazioni comporta coordinamento, sinergia e armonizzazione.
Di coordinamento e collaborazione tra i servizi ecclesiali per immigrati si è parlato nel corso di un convegno alla Curia metropolitana, al quale hanno partecipato di direttori dei Centri Migrantes delle Diocesi di Messina, Palermo, Reggio Calabria-Bova, Cosenza – Bisgnano e Oppido Mamerina – Palmi. Un vero e proprio scambio di esperienze per poter mettere a punto quella pastorale d’insieme cui fa riferimento padre Bruno Mioli.b(Domenico Malara – Gazzetta del Sud)