Roma – Nel 2011 è emerso un numero crescente di atti discriminatori etnico-razziali grazie al monitoraggio del contact center dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. Lo evidenzia la Relazione al Parlamento “sull’effettiva applicazione del principio di parità di trattamento e sull’efficacia dei meccanismi di tutela”.
Nell’anno trascorso si è registrato un netto aumento dei contatti, che hanno superato i 20mila rispetto agli 11mila del 2010, e delle istruttorie aumentate a 1000, rispetto alle 767 del 2010.
I mass-media sono i luoghi più frequenti di discriminazione, l’anonimato offerto dalla rete web ne amplifica la risonanza, facendo segnare un lieve incremento rispetto al 2010 che ha portato il dato al 22,6% del totale dei casi pertinenti.
Nei posti di lavoro la percentuale di denunce è del 19,6%, oltre otto punti superiore a quella del 2010 (11,3%).
Più o meno stabile si mantiene il dato rispetto ai casi fatti registrare nell’ambito della vita pubblica (16,7%); mentre sono in flessione (10,9%) i casi relativi all’erogazione di servizi da parte di enti pubblici; c’è poi da notare il lieve calo delle discriminazione segnalate rispetto alla casa (6,3% nel 2011 vs. l‟8,9% del 2010).
Considerando infine i dati a livello ripartizionale, il Centro Italia assomma il 32,3% della segnalazioni pertinenti, il Nord-Ovest il 27,5%, Nord-Est il 25,9%, Sud e isole il 14,3%.
L’Italia è stata recentemente oggetto di monitoraggio da parte dell’ONU, anche a seguito degli eventi di razzismo verificatisi sul territorio, con particolare riferimento al caso di Firenze del 13 dicembre scorso, e, alla luce della recrudescenza di comportamenti razzisti, nella Relazione si evidenzia la necessità di un salto di qualità per l’adozione, da parte del Governo, di un piano organico di prevenzione e contrasto dei fenomeni di discriminazione razziale.



