Papa Francesco: “generosa apertura” verso i migranti

Città del Vaticano – “E’ indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati: i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati, ecc.”. Lo scrive Papa Francesco nella sua prima Esortazione Apostolica dal titolo “Evangelii Gaudium” diffusa questa mattina e presentata nella Sala Stampa della Santa Sede. I migranti pongono al Papa “una particolare sfida perché – spiega nel testo suddiviso in cinque capitoli e 288 paragrafi – sono Pastore di una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti”. Da qui l’esortazione ai Paesi perché si adoperino “ad una generosa apertura, che invece di temere la distruzione dell’identità locale sia capace di creare nuove sintesi culturali. Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti – si legge nel testo – e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!”. Il Papa parla quindi delle vittime della tratta e delle nuove forme di schiavismo. “Mi ha sempre addolorato – scrive Papa Francesco – la situazione di coloro che sono oggetto delle diverse forme di tratta di persone. Vorrei che si ascoltasse il grido di Dio che chiede a tutti noi: «Dov’è tuo fratello?» Dov’è il tuo fratello schiavo? Dov’è quello che stai uccidendo ogni giorno nella piccola fabbrica clandestina, nella rete della prostituzione, nei bambini che utilizzi per l’accattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perché non è stato regolarizzato? Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicità. La domanda è per tutti! Nelle nostre città è impiantato – afferma – questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta”. Nell’Esortazione il Papa invita a “recuperare la freschezza originale del Vangelo”, trovando “nuove strade” e “metodi creativi”, a non imprigionare Gesù nei nostri “schemi noiosi”. Occorre “una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno”. Per il Papa segno dell’accoglienza di Dio è “avere dappertutto chiese con le porte aperte” perché quanti sono in ricerca non incontrino “la freddezza di una porta chiusa”. Il Papa invita ad avere cura dei più deboli e dei più poveri: “finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri”, scrive, “non si risolveranno i problemi del mondo”. E la preghiera affinché “il Signore ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la vita dei poveri!”. (Raffaele Iaria)