Roma – La rilevanza dei processi migratori e le mutate esigenze del contesto socioeconomico italiano impongono di agire per facilitare e qualificare le condizioni d’ingresso dei lavoratori stranieri affinché, da un lato, possano essere migliorate le loro competenze e opportunità occupazionali e, dall’altro, possano prodursi efficaci percorsi d’integrazione socio-lavorativa tali da favorire un positivo impatto sociale dei flussi migratori nel nostro Paese. In quest’ottica un utile strumento è rappresentato dalla formazione pre-partenza svolta nei Paesi d’origine comprensiva, oltre che dell’insegnamento della lingua italiana, anche degli elementi di cultura ed educazione civica di base e dei temi legati alla sicurezza e alla salute sui luoghi di lavoro. Grazie alle nuove disposizioni, i corsi di formazione all’estero possono essere organizzati da soggetti autorizzati e accreditati, iscritti all’Albo degli intermediari: in questo contesto il patronato Sias del Mcl ha presentato il progetto dal titolo “Italiano in Moldova per moldavi in Italia”. La scelta della Moldova è legata alla presenza del patronato nella capitale Chisinau, a seguito di un protocollo di collaborazione fra il Mcl e la Fondazione Regina Pacis, che ha sede proprio a Chisinau, dove vengono svolte attività nel campo della tutela dei diritti delle persone e dell’assistenza sociale. Il progetto “Immi” consiste in azioni formative pre-partenza, cui si accompagnano percorsi di valorizzazione e qualificazione delle competenze professionali maturate nel Paese di provenienza, erogate successivamente all’ingresso dei lavoratori moldavi in Italia – che avverrà nella quarta ed ultima fase del progetto –. Oltre a facilitare l’integrazione nel tessuto economico, sociale e culturale nel nostro Paese dei futuri immigranti moldavi e dei loro familiari, «Immi» si propone di garantire maggiori opportunità di inserimento nel mercato del lavoro e rendere possibile una loro successiva professionalizzazione e riprofessionalizzazione con la certificazione del livello di conoscenza A1-livello elementare di base italiana per mezzo dei corsi di lingua italiana Plida (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri). Superata la fase della grande emergenza bellica – sintetizzata dalle tragiche vicende di Sarajevo – il destino dei Balcani occidentali sembra essere passato in secondo piano, relegato in una lista di problemi secondari nel panorama internazionale. Eppure ancora oggi, ad oltre venti anni dalla guerra che ha distrutto l’ex Jugoslavia, e con essa intere generazioni, si pone il serio problema della costruzione di una società pacifica. Secondo il Mcl per poter davvero incrementare – col lavoro – una nuova stagione di sviluppo civile ed economico è indispensabile promuovere un dialogo vero e a tutto campo: solo una nuova coesione sociale può garantire e rafforzare il percorso verso l’integrazione europea. Per continuare il suo percorso formativo e di sostegno rivolto alle organizzazioni dei lavoratori, il Movimento cristiano lavoratori, insieme a Napredak ed Eza, ha promosso a Dubrovnik, in Croazia, – dal 14 al 16 novembre 2013 – un seminario internazionale di studi sul tema «Il dialogo sociale è la chiave per la coesione sociale nei Balcani occidentali», un’iniziativa patrocinata dall’Unione europea. Del resto non è un mistero che il Mcl da molti anni abbia fatto dei Balcani occidentali un punto fermo delle sue esperienze formative internazionali, volte tutte a rafforzare il ruolo della società civile e delle organizzazioni dei lavoratori. I lavori della tre giorni di dibattito saranno aperti dal presidente del Mcl, Carlo Costalli, e dal professor Franjio Topic, presidente di Napredak. Interverranno alla discussione anche esponenti del mondo sindacale indipendente della Serbia, del Montenegro, della Bosnia Erzegovina, della Croazia e della Slovenia. Un evento importante per Dubrovnik, che vedrà, dopo molti anni, tanti uomini e donne del mondo del lavoro riuniti intorno allo stesso tavolo per promuovere una nuova stagione di dialogo.



