Bruxelles – Più umanità, maggiore flessibilità e apertura nell’affrontare la questione delle migrazioni, maggiore cooperazione allo sviluppo con i Paesi d’origine dei flussi migratori, più accoglienza nelle comunità parrocchiali, lotta aperta alla tratta di esseri umani. Sono questi alcuni degli elementi distintivi che sono stati sottolineati dai vescovi europei al termine dell’ assemblea plenaria della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), svoltasi nei giorni scorsi a Bruxelles. I lavori si sono concentrati in particolare sulle migrazioni e sono stati ricordati i recenti avvenimenti avvenuti lungo le coste del Mediterraneo, che sollecitano la comunità ecclesiale oltre che quella civile. Nel messaggio finale, la Comece ha sottolineato che è bene “distinguere tra migrazione regolare e irregolare”; i vescovi ritengono “che il quadro legale debba sempre essere rispettato”, ma è necessaria “una maggior flessibilità e apertura alle situazioni umane particolari”. In un quadro pacificato e di migliori condizioni economiche e sociali, ha affermato la Comece, le persone “candidate a emigrare resterebbero certamente nel proprio Paese, continuando a vivere con le proprie famiglie”. In tal senso, “un maggior aiuto allo sviluppo verso i Paesi d’origine e di transito” potrebbe evitare l’ingigantirsi dei flussi migratori. I vescovi europei, inoltre, hanno chiesto “una politica europea delle migrazioni più coerente” e coordinata con le altre politiche comunitarie, come ad esempio la politica estera, quella commerciale e di cooperazione. La plenaria ha anche accolto un’ esperienza sull’integrazione dei migranti proveniente dalla comunità cattolica di Madrid. Un ulteriore argomento affrontato a Bruxelles è stata la tratta di esseri umani, strettamente connessa con le migrazioni. Si stima – hanno appreso i vescovi – che in Europa siano 880.000 le persone vittime della tratta, sfruttate per il lavoro forzato, l’industria del sesso, il traffico di organi. “La schiavitù moderna – hanno affermato i presuli – è un’ emanazione dell’immigrazione irregolare con effetti estremamente lucrativi”. Durante i lavori dell’assemblea, è risuonata la testimonianza di una donna vittima della tratta, ora aderente alla fondazione Sophie Hayes. Inoltre, è stata evidenziata la positiva esperienza di collaborazione tra la polizia di New Scotland Yard e la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, proprio nel settore del contrasto alla tratta e del sostegno e recupero delle vittime. In chiusura dei lavori, i vescovi della Comece si sono detti “particolarmente preoccupati dai fenomeni di xenofobia di cui sono spesso vittime i migranti, i quali invece rappresentano un’opportunità per le nostre società e le nostre comunità parrocchiali, considerando la varietà dei talenti, delle culture e delle conoscenze di cui sono portatori”. Da qui l’invito alle comunità parrocchiali affinché accolgano i migranti, mettendo in campo “tutti i mezzi possibili per farli sentire a casa loro tra di noi”. Un chiaro esempio è rappresentato dalla testimonianza di Cecilia Taylor Camara, consulente per le politiche migratorie del Catholic Trust for England & Wales, organismo caritativo britannico. “La vera svolta – ha raccontato – c’è stata quando mi è stato chiesto di diventare catechista. In quel momento mi sono sentita parte della comunità”. L’assemblea ha anche ascoltato la relazione di un funzionario della commissione Ue sulle regole relative all’asilo. D’altro canto, hanno evidenziato i vescovi, “gli Stati membri mediterranei sentono di portare in carico una parte troppo grande del problema”. Secondo il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di München und Freising e presidente della Comece, “non dobbiamo limitarci ad aprire le case e le nostre chiese ai migranti, ma anche trovare e formare persone che siano in grado di accogliere queste persone con la sensibilità e la formazione necessarie, considerando ad esempio le differenze culturali, linguistiche e religiose. Un’attenzione specifica – ha spiegato il porporato – deve essere riservata al caso dei minori non accompagnati». Infine, la Comece ha reso noto che “i vescovi hanno ricevuto una lettera dai loro confratelli maltesi nella quale chiedono maggiore solidarietà verso il loro Paese». In questo senso “è essenziale che tutti i Paesi dell’ Unione europea siano solidali tra loro”. (Osservatore Romano)



