Praga – Numerose iniziative promosse dalla Chiesa cattolica e una mobilitazione ecumenica sono in corso nella Repubblica Ceca a sostegno della popolazione rom. Nel Paese, secondo il censimento del 2011, circa 13.000 abitanti si dichiarano di etnia rom. Stando alle stime del Centro europeo dei diritti dei rom, il loro numero è invece di 250.000. Benché siano diffusi da tempo in Boemia e Moravia, le tensioni etniche tra la maggioranza della popolazione e la minoranza nomade si sono intensificate negli ultimi mesi. La Conferenza Episcopale Ceca, il Consiglio ecumenico delle Chiese (o World Council of Churches) e la Federazione delle comunità ebraiche hanno emesso una dichiarazione congiunta sul tema del “crescente radicalismo nella società”, in cui si richiama l’attenzione sul numero di manifestazioni pubbliche e dimostrazioni che si sono svolte nel 2013, spesso degenerate in violenza. «Risulta molto pericoloso — scrivono i responsabili religiosi — che le tendenze razziste vengano legittimate nel quadro di argomentazioni politiche. Non vogliamo far finta che i problemi di convivenza non esistano. Tuttavia, rifiutiamo l’idea che la violenza, il nazionalismo e il razzismo possano risolverli. I rom sono cittadini di questo Paese e dal punto di vista religioso sono figli di Dio, come tutti noi». Il documento si rivolge agli abitanti del Paese al fine di rifiutare ogni forma di violenza, di populismo e di dimostrazione di odio, perché tali comportamenti «portano a tragedie che prima o poi potrebbero colpire l’intera società». L’educazione dei bambini, l’offerta di opportunità per un uso significativo del tempo libero dei giovani, l’assistenza ai gruppi di rom socialmente emarginati, la tutela dell’identità rom sono le principali aree d’interesse della Chiesa cattolica. L’attenzione si concentra sui bambini e i giovani. La loro formazione è ad esempio al cuore degli sforzi dei salesiani del Centro Stepán Trochta che da diversi anni contribuiscono a una migliore integrazione della minoranza rom a Teplice attraverso programmi pedagogici e sociali. Nella diocesi di Ostrava-Opava, la Chiesa cattolica ha istituito una scuola, a Premysl Pittr, con il cento per cento di alunni rom. «Il concetto di istruzione in questa scuola — spiega Pavel Siuda, portavoce della diocesi — consiste in un approccio individuale ai bambini, che sono riuniti in gruppi più piccoli rispetto alle scuole ordinarie, con l’obiettivo di dedicare attenzione a ciascuno di loro. L’obiettivo è raggiungere un livello d’istruzione e di comportamento paragonabile ai risultati di qualsiasi altra scuola di base nel Paese». (Osservatore Romano)



