Roma – Un «grande disastro» che «aumenta di ora in ora», che «ci ha messo in ginocchio tutti», che «fa un po’ arrabbiare perché non c’è stata preparazione ad affrontare un supertifone previsto», ma che «abbiamo già iniziato ad affrontare con la preghiera e coi gesti concreti»: padre Paulino Elmer Bumanglag è il coordinatore nazionale della pastorale dei filippini in Italia e sta lavorando molte, molte ore al giorno. “Abbiamo cominciato a pregare tutti insieme e già avviato una prima raccolta di soldi – spiega – presto attiveremo una solidarietà e raccoglieremo aiuti ancora più concreti, d’ intesa con la Caritas e coi vescovi locali”. Secondo Paese in Europa, dopo la Gran Bretagna, col più alto numero di filippini presenti (circa centocinquantamila), in Italia operano per loro centoventi sacerdoti diocesani e religiosi: padre Bumanglag è costantemente in contatto con tutte le comunità cattoliche presenti qui da noi e funge da coordinatore degli aiuti. «I morti potrebbero arrivare a dodicimila e il quaranta per cento di tutti gli sfollati sono minorenni – racconta -. È difficile avere informazioni dirette e di prima mano, le uniche sono quelle che anche noi possiamo apprendere dai mezzi d’ informazione, ci è impossibile metterci in contatto con la gente che è stata colpita dal supertifone, sono isolati». Insieme ai suoi connazionali, padre Bumanglag sente «il peso di questa dolorosa tragedia, una immane tragedia», ripete spesso. Eppure «psicologicamente per chi è sopravvissuto sarà ancora più disastroso nelle prossime settimane – aggiunge -. I filippini che sono in Italia sono commossi come se fossimo tutti un’ unica grande famiglia, come se non esistessero mille isole nelle Filippine, ma un’ unica grande comunità e non importa in quale parte del mondo siano i suoi appartenenti». Sebbene «quanto è accaduto ci abbia messo in ginocchio tutti» e lì ci sia chi «ha perso le sue radici e ogni punto di riferimento». Tuttavia esiste anche un po’ di luce per padre Bumanglag e i suoi connazionali: «Ringrazio tutti, a cominciare da papa Francesco (che proprio ieri ha twittato «Ricordiamo le Filippine, il Vietnam e l’intera regione colpita dal tifone Haiyan. Siate generosi nella preghiera e con l’aiuto concreto») e dal Presidente del Consiglio, Enrico Letta, per le parole che hanno avuto nei nostri confronti e per i loro appelli». Il sacerdote ricorda poi che negli ultimi due anni sono state sei le calamità naturali che hanno colpito le Filippine con migliaia e migliaia di morti: «Quando questo sofferenza finirà? Non c’è una risposta», dice infine. Naturalmente tutte le comunità sparse nel nostro Paese stanno muovendosi e in fretta. Anche in quella a Roma, per esempio, «abbiamo già iniziato la raccolta fondi e stiamo pregando – fa sapere il coordinatore, don Ricky Gente – e dopodomani avremo il primo incontro organizzativo con i cinquantasei coordinatori» dei centri pastorali cattolici «per decidere come muoverci e ci sarà anche «l’ ambasciatrice filippina presso la Santa Sede », Mercedes Arrastia Tuasón. Loro sono nel dolore. In tanti hanno parenti nelle zone colpite dal supertifone che «neppure sanno se sono sopravvissuti…», dice don Ricky. Alcuni volevano partire, ma «per adesso non è possibile raggiungerle, quelle zone». Così «diventa ancora peggiore» una tragedia vissuta a distanza e senza modo di avere i particolari sulle persone. Pino Ciociola – Avvenire)



