La Valletta – Per la Chiesa la migrazione non è solo una questione politica e socio-culturale, ma è anche umana ed etica. Sotto questo profilo, la Chiesa porta il suo contributo con le dinamiche della fede, con i suoi principi morali, insieme con la sua lunga esperienza, anche in considerazione del fatto che gli immigrati hanno svolto un ruolo chiave in numerose comunità ecclesiali lungo tutta la storia del Cristianesimo”. Lo ha detto questa mattina a La Valletta, a Malta, il card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e dei Rifugiati, intervenuto all’incontro sul tema “La pastorale per i migranti e i rifugiati tra integrazione e inclusione” organizzato dalla Commissione per le Migrazioni del Consiglio delle Conferenze episcopali europee. Per la Chiesa – ha detto il porporato – i migranti e i rifugiati “non sono solo numeri, ma fratelli e sorelle”, sono il “prossimo”, come afferma il Vangelo. Vedere nel migrante l’“impegno pratico” di assistenza e d’amore, proprio “qui e ora”, fa parte – ha spiegato il card. Vegliò – della vocazione cristiana. Nel servizio ai migranti e ai rifugiati, nell’advocacy che si esercita in loro favore e nel dialogo con istanze di natura politica e legislativa, non deve mancare questa visione universale dell’unica famiglia umana, costituita da vari popoli e nazioni, nell’unità che rispetta le legittime differenze”. La “chiamata all’amore e alla solidarietà” nei confronti dei migranti – ha aggiunto ilo presidente del dicastero vaticano – “è responsabilità di tutti” ma c’è “una responsabilità maggiore per tutti quelli che occupano una posizione di amministrazione e di governo, perché li impegna a prendersi cura particolarmente dei più deboli”. Il card. Vegliò, che ieri ha visitato per la prima volta un centro “chiuso” dove vengono tenuti in “detenzione preventiva” i migranti sbarcati a Malta, ha ricordato che “nessuno è autorizzato a ledere la dignità umana, né un governo, né un ente pubblico o privato. Essa va rispettata e promossa attraverso l’affermazione e la tutela dei diritti umani, che includono il diritto a scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, il diritto all’educazione, al lavoro, alla reputazione, al rispetto”, oltre al “diritto a vivere senza paura e nella sicurezza, con possibilità di accedere ad un equo sistema giudiziario”. “Ogni istanza che ignori la dignità umana – ha sottolineato il card. Vegliò -costituisce un affronto alla volontà divina e viola i diritti fondamentali di cui ogni persona è portatrice”. Ilo porporato ha quindi auspicato “la necessità di una stretta collaborazione tra Paesi di origine, di transito e di destinazione dei migranti” e “adeguate normative che possano coagulare i diversi assetti legislativi”, per “coniugare la salvaguardia dei diritti fondamentali dei migranti e delle loro famiglie e la tutela delle comunità di arrivo e di accoglienza”. (R. I.)



