Prato unita nel lutto dei cinesi

Prato – Il pianto del console cinese a Firenze Wang Xinxia durante la seduta solenne del Consiglio Comunale è l’immagine forte della giornata di lutto che ieri la città di Prato ha vissuto a pochi giorni dalla tragedia. I sette morti nel rogo della confezione cinese pesano sulla coscienza civile e hanno squarciato il velo del silenzio su una situazione conosciuta da tempo, denunciata da molti, vissuta con impotenza dai più. Il console, davanti all’Amministrazione locale, al presidente della Regione Enrico Rossi e alle autorità cittadine ha ripetuto le parole – del tutto nuove – pronunciate la sera prima da sei associazioni cinesi durante la fiaccolata per le vittime del rogo: rispetto della legalità, impegno per la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, integrazione sociale. Il sindaco Roberto Cenni le ha risposto a stretto giro, sottolineando come proprio quella manifestazione – per gli impegni assunti e per l’inedita e massiccia partecipazione di cinesi – abbia rappresentato “un vero atto di cambiamento”. Adesso però, ha affermato il primo cittadino, “mi aspetto molto di più dall’ambasciata e dal consolato cinese, perché collabori a porre fine a questo sistema di illegalità”. Tema sollevato anche dalla vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi e dal Governatore della Toscana, che ha ricordato tuttavia come a Prato ci sia “un altro volto della realtà cinese rappresentato da aziende che danno ricchezza lavorando nel rispetto della legalità”. Che la fiaccolata organizzata dalle associazioni cinesi davanti al luogo della tragedia rappresenti una novità sono in tanti a sostenerlo. Ma è un nuovo approccio che dalla tragedia deve scaturire. Lo aveva indicato come passo ineludibile il vescovo Franco Agostinelli già il giorno del rogo. Il presule lo ha ribadito ieri in Consiglio Comunale ammonendo che “Non possiamo limitarci alla commemorazione: queste persone vivono in condizioni disumane”. Prato però chiama Roma, perché lo Stato batta un colpo. In questi giorni si è fatto presente solo un sottosegretario: “Viviamo – ha ricordato il sindaco Cenni – una situazione particolare per una eccezionale presenza di immigrati, siamo la terza città del centro Italia e invece abbiamo organici di forze dell’Ordine e di Magistratura come una cittadina”. Roma, intanto, si è fatto viva per iscritto, a firma del ministro dell’Interno Alfano e del presidente del Consiglio. Enrico Letta ha inviato un messaggio letto durante la seduta del Consiglio: “Condivido le tue parole – ha scritto il premier al sindaco –; una giornata di lutto può essere inadeguata senza azioni concrete che evitino che simili episodi possano ripetersi”. A sera, infine, la fiaccolata organizzata dai sindacati: i sette morti nel rogo sono stati inseriti nella lista dei caduti sul lavoro. Ieri, intanto, una coincidenza, ha lasciato un “segno epocale”, come l’ha definito l’assessore all’integrazione del Comune Giorgio Silli: due cinesi, marito e moglie, condannati per favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina, sequestro di persona e lesioni colpose gravi. Erano stati denunciati dalla vittima, un operaio cinese abbandonato dopo un infortunio sul lavoro. (Gianni Rossi – Avvenire)