Rosarno – Si teme un nuovo sgombero forzato per la tendopoli che accoglie quasi 700 immigrati nella Piana di Gioia Tauro. È preoccupato dalle eventuali conseguenze sociali Domenico Madafferi, il sindaco di San Ferdinando sul cui terreno sorge materialmente l’accampamento, che nei giorni scorsi ha ricevuto la richiesta d’una visita da parte dell’ufficio ispettivo dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp). L’appuntamento è per martedì ma nei giorni precedenti il primo cittadino avrà una riunione con Cgil e associazioni per stabilire eventuali interventi preliminari. In passato proprio in seguito a una verifica degli ispettori sanitari Madafferi fu costretto a ordinare lo sgombero della baraccopoli poiché mancavano anche le minime condizioni igieniche. Eliminata la favela preesistente, fu creata la tendopoli che inizialmente garantiva almeno il minimo sindacale di vivibilità. Ma col tempo la situazione è drammaticamente peggiorata, e ora pure tra le tende il quadro igienico-sanitario è deficitario: bagni distrutti, energia elettrica ancora bloccata, alloggi malridotti e molto altro. Quindi il controllo della settimana prossima potrebbe portare a un secondo “tutti fuori”. «Sono preoccupato», sigilla il sindaco, il quale non lo dice ma ha pure il sospetto che la richiesta dell’Asp sia legata all’inchiesta della procura di Palmi sulla morte, nei giorni scorsi, d’un immigrato liberiano trovato senza vita in una macchina poiché per lui non c’era spazio neanche nella tendopoli. Lo stesso Madafferi, assieme al sindaco di Rosarno, è stato sentito in merito dagli inquirenti palmesi coordinati dal procuratore Giuseppe Creazzo. Intanto il Ministero degli Interni ha messo a disposizione 40 mila euro che saranno utilizzati anzitutto per riallacciare la corrente elettrica. Poi si penserà al resto, a cominciare dai servizi igienici. Ma per intervenire la ditta contattata ha chiesto una disinfestazione degli ambienti per consentire agli operai di evitare conseguenze per la salute. La diocesi di Oppido Mamertina-Palmi continua a seguire con attenzione il caso in prima persona col vescovo Franco Milito, che può contare sull’impegno ininterrotto della Caritas e delle parrocchie con in testa don Pino Demasi. (Domenico Marino)



