Palermo – Una bambina coi capelli raccolti in una coda si affida, intirizzita, alle forti braccia di un uomo della Guardia costiera. Un ometto di poco più di tre anni accenna un debole lamento mentre butta le braccia al collo dei suo soccorritore con la mascherina verde sulla bocca, ma i suoi occhi si vede che sorridono. È notte quando uno dei molteplici carichi umani arrivati ieri sulle coste siciliane dall’altra sponda del Mediterraneo giunge al porto di Siracusa, nuova frontiera dell’immigrazione. Tra i 181 profughi siriani soccorsi al largo si contano 70 bambini. Alla fine della giornata saranno quasi 800 gli uomini, le donne, i ragazzini approdati in appena dodici ore tra le coste agrigentine e quelle siracusane, a cui in serata si aggiungeranno altri naufraghi nel Trapanese. Un flusso migratorio senza fine, complici anche le condizioni di mare favorevoli. Altri 595 migranti sono stati soccorsi ieri mattina nel Canale di Sicilia in tre diverse operazioni, coordinate dalla Guardia costiera. Il gruppo più numeroso, di 398 persone, è stato condotto a Lampedusa. Nell’isola, dove il centro di accoglienza di contrada Imbriacola ospita più del triplo di immigrati che potrebbe contenere (1.250 a fronte di una capienza massima di 350), sono approdati altri 111 che erano su un gommone, mentre 86 sono stati condotti a Porto Empedocle. Sommando a questi i 181 sbarcati la notte precedente nel porto di Siracusa, sono in totale 776 i profughi giunti in Sicilia ieri. E, ancora, due imbarcazioni in difficoltà con un imprecisato numero di passeggeri sono state avvistate in mattinata. Il gommone con i 111 a bordo era stato segnalato da un uomo con una telefonata alla centrale operativa della Guardia costiera, cui ha fornito il numero del telefono satellitare di uno dei passeggeri. Questo ha permesso di localizzare il natante, verso il quale è stato dirottato il mercantile italiano Valpadana per fornire la prima assistenza, in attesa dell’arrivo di due motovedette salpate da Lampedusa, dove sono rientrate dopo aver imbarcato i profughi, tutti in discrete condizioni di salute. Un grosso peschereccio che trasportava 398 persone è stato individuato a 78 miglia da Lampedusa dopo che uno dei passeggeri aveva chiesto aiuto con un satellitare, e raggiunto da un’altra motovedetta della Guardia costiera e da un pattugliatore della Guardia di finanza, che lo hanno scortato nel porto dell’isola. La terza imbarcazione, sulla quale viaggiavano 86 profughi, è stata soccorsa dalla nave Vega della Marina militare, che ha preso a bordo gli 86 migranti e si è diretta a Porto Empedocle. Sempre ieri la Capitaneria di porto di Palermo ha ricevuto la richiesta di soccorso dal satellitare di un profugo su gommone alla deriva. Sul punto è stato dirottato il mercantile Patria, che ha preso a bordo i migranti per poi navigare verso Trapani. Ma prima che arrivasse, è stato segnalato un altro natante di immigrati in difficoltà e lo stesso Patria ha virato per raggiungerlo. Continua l’attività di soccorso anche nel Siracusano, dove martedì sera un aereo della Guardia costiera, pattugliando il Canale di Sicilia, ha avvistato un barcone con migranti in difficoltà a circa cento miglia a sud est di Siracusa. Sul punto sono stati dirottati dalla centrale operativa del Comando generale della Guardia costiera due mercantili che navigavano in zona e un pattugliatore romeno impegnato in attività per l’Agenzia europea Frontex, che hanno fornito la prima assistenza. È stato poi disposto l’invio da Catania di due motovedette della Guardia costiera e richiesto l’intervento di un pattugliatore della Guardia di finanza per prestare soccorso ai migranti, che in nottata sono poi giunti al porto di Siracusa. E proprio nella città aretusea, ieri pomeriggio si sono tenuti i funerali, secondo usanza musulmana, della siriana di 22 anni morta in mare durante la traversata verso le coste siracusane alcuni giorni fa. “Izdihar Mahm Abdulla è testimone d’una speranza spezzata, la speranza che ha fame di futuro, finita come tante migliaia di vite perdute nel nostro mare”, ha detto il sindaco, Giancarlo Garozzo, che ha lanciato un appello ai governi affinché intervengano in aiuto delle comunità locali che accolgono i migranti”. (A. Turrisi – Avvenire)



