Roma – “Atti forti”: cosi’ padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha definito gli incontri di Papa Francesco con il mondo migrante come il viaggio a Lampedusa lo scorso mese di luglio e quello di oggi al Centro Astalli che accoglie i rifugiati. Atti concreti che invitano a “non aver paura delle differenze, tenere viva la speranza, servire i bisognosi, considerare i poveri come maestri privilegiati per la conoscenza di Dio”. Nell’ incontro di oggi il papa ha dedicato tempo all’incontro con i rifugiati: li ha ascoltati e li ha incoraggiati. “I giovani e i bambini – ha detto Carol, insegnante siriana salutando il Papa – per tanti anni sono stati la mia ragione di vita. Ho sempre pensato che l’insegnamento e l’educazione fossero una via per la pace. Ma ogni strada di pace e liberta’ nel mio Paese sembra essere cancellata per sempre. I nostri ragazzi sono stati tutti arruolati o uccisi in una guerra per noi senza senso. Ce li stanno ammazzando tutti. Siamo un Paese senza futuro”. Adam, rifugiato sudanese, ha raccontato di quando in guerra ha perso le sorelle di 4 e 6 anni, morte tra le fiamme, e di quando, costretto ad arruolarsi, si e’ trovato il nemico di fronte: “Era mio fratello maggiore. Ho lanciato per terra il fucile e ho cominciato a correre, a scappare. La mia fuga e’ finita in Italia”. Ha poi chiesto al Papa di aiutarli a fermare il massacro dei morti nel Mediterraneo, impegnandosi per “fare del nostro meglio per essere integrati in Italia”. (R.I.)



