Città del Vaticano – “Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, pubblicate all’inizio di settembre, 232 milioni di persone vivono fuori della loro nazione di origine. Inoltre, 740 milioni sono i migranti interni, coloro cioè che si spostano nel territorio del proprio Paese, dato questo ripreso dal Rapporto mondiale 2011 dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (OIM)”. Lo ha detto questa mattina il Cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio del Papa. Per il porporato si stima che un miliardo di esseri umani viva l’esperienza migratoria. “In riferimento all’umanità intera – ha detto – tali statistiche indicano che circa un settimo della popolazione globale è toccato dalla migrazione e, di conseguenza, una persona su sette è migrante”. Nel suo intervento, il cardinale ha poi evidenziato gli orientamenti espressi dal Papa sul tema: al primo posto l’esigenza della cooperazione internazionale, al secondo l’impegno dei singoli paesi per offrire al proprio interno condizioni migliori, al terzo il superamento dei pregiudizi nei Paesi di arrivo. La migrazione – ha poi sottolineato il card. Vegliò – è un fenomeno che influenza profondamente la nostra società. La sua portata e le sue dimensioni sono aumentate in maniera drammatica e si prevede che continueranno a crescere anche in futuro”. E commentando il messaggio del Papa ha detto che va verso “le situazioni dolorose della migrazione forzata, soprattutto quando genera la tratta di esseri umani e la schiavitù”. “Nonostante le difficoltà e le situazioni drammatiche, la migrazione – ha sottolineato ancora il presidente del dicastero vaticano – è un invito ad immaginare un futuro differente, dove si intravede la creazione di un ‘mondo migliore’”. Un invito che “mira allo sviluppo dell’umanità intera, includendo ogni persona con il proprio potenziale spirituale e culturale, e includendo anche il contributo a un mondo più giusto e solidale a livello globale, che rispetti pienamente la vita e la dignità umana”. “Se accettiamo che la cultura sia l’insieme di aspetti spirituali, esistenziali e intellettuali che contraddistinguono una società – ha scritto il cardinale nel testo non letto durante la conferenza ma consegnato agli atti – che comprende anche i modi di vita, i diritti fondamentali, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze, allora si può affermare che l’intera esistenza umana è permeata da atteggiamenti d’incontro e d’accoglienza, fino in fondo. Una cultura dell’accoglienza e dell’incontro richiede fortemente che la migrazione sia vista da una prospettiva umana, cioè dal punto di vista della persona, con i suoi diritti e doveri”. Nel suo intervento, il cardinale ha poi evidenziato gli orientamenti espressi dal Papa sul tema: al primo posto l’esigenza della cooperazione internazionale, al secondo l’impegno dei singoli paesi per offrire al proprio interno condizioni migliori, al terzo il superamento dei pregiudizi nei Paesi di arrivo. Talvolta succede – ha detto il cardinale – che i flussi di migranti che arrivano alle loro destinazioni suscitino sentimenti di paura e ostilità nelle popolazioni locali. Questo fenomeno è in costante aumento, particolarmente quando la verità viene distorta, evocando false paure e inutili allarmismi. Da qui, nascono timori riguardo agli aspetti della vita sociale e personale, come ad esempio sconvolgimenti nella sicurezza sociale, aumento della criminalità, crescita della concorrenza sul mercato, o paura di perdere identità e cultura”. In contrapposizione, viene suggerita dal Papa la necessità di un passaggio dalla “cultura dello scarto” a una “cultura dell’incontro”. Questo passaggio – ha concluso il card. Vegliò – è responsabilità “non solo dei governi, ma di tutti” a partire dai mezzi di comunicazione sociale. E rispondendo ad una domanda il porporato ha sottolineato particolarmente questo aspetto affermando che i mass-media devono veicolare questo messaggio. E offrire alla società “gli elementi per una lettura della realtà”, aiutando a “smascherare falsi miti sulla migrazione, mostrandola nel modo più autentico possibile”. (Raffaele Iaria)



