Città del Vaticano – “Nei Paesi industrializzati e anche nei Paesi del Sud del mondo, vi è un atteggiamento sempre più negativo verso i flussi dei profughi, con l’obiettivo di rendere più difficile la vita ai richiedenti asilo”. Lo ha detto questa mattina mons. Joseph Kalathiparambil, Segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti intervenendo alla presentazione del messaggio di Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 19 gennaio 2014. Per il presule “assistiamo all’erosione degli standard umanitari e all’introduzione di misure restrittive, per lasciare fuori le persone sradicate. Ciò alimenta il contrabbando di persone, le quali pur di raggiungere un suolo sicuro affrontano viaggi pericolosi. Inoltre – ha aggiunto – la popolazione locale, spesso per ignoranza o per paura, manifesta ostilità nei confronti degli immigrati, a volte persino pregiudizi e discriminazione. Sta di fatto che tutto questo impedisce una buona integrazione. Per questo è necessario approntare adeguati percorsi di sensibilizzazione sui motivi per cui i profughi arrivano”. Per il segretario del dicastero vaticano è “importante promuovere una cultura della convivenza pacifica tra le comunità di origine, di transito e di accoglienza di chi è forzatamente costretto a emigrare e questo richiede un supplemento di comprensione vicendevole. La presenza di persone forzatamente sradicate – ha spiegato – è considerata come un problema invece che come un sintomo di un dilemma più profondo. Tutto questo sta minacciando la piena capacità di proteggere i rifugiati e lo spazio di protezione dei richiedenti asilo”. “In ogni caso, la solidarietà – ha poi sottolineato mons. Kalathiparambil – è davvero necessaria verso coloro che sono dovuti fuggire, abbandonando le loro case e, spesso, anche gli affetti più cari. La solidarietà fa binomio con la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana, qualunque siano le nostre differenze nazionali, etniche, economiche e ideologiche e che, anzi, siamo dipendenti l’uno dall’altro. Noi siamo i custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, ovunque ci troviamo a vivere. Salvare vite, restituire dignità umana, offrire speranza e sviluppare risposte della società, delle comunità e degli individui sono realtà strettamente connesse con i valori etici e la visione cristiana. Questo coinvolgimento a fianco di rifugiati e richiedenti asilo ci spingerà a uscire dal nostro mondo familiare, per affrontare l’ignoto, la missione, testimoni del Signore”. Padre Gabriele Bentoglio, sottosegretario del dicastero vaticano ha richiamato l’attenzione sulla Giornata Mondiale del Migrantes sottolineando che il prossimo anno ricorrono i 100 anni della sua istituzione. Infatti, il 6 dicembre 1914, a pochi mesi dall’inizio del pontificato di Benedetto XV la Congregazione Concistoriale inviava agli Ordinari Diocesani Italiani la lettera circolare “Il dolore e le preoccupazioni”, nella quale si chiedeva, per la prima volta, di istituire una Giornata annuale di sensibilizzazione e, poi, di raccolta di denaro in favore delle opere pastorali per gli emigrati Italiani e per il sostentamento economico di un Collegio, appositamente fondato a Roma, per la preparazione dei missionari d’emigrazione. Nel 2015 la celebrazione della prima giornata. Dopo un exurcus storico padre Bentoglio ha ricordato i vari messaggio per questa giornata ed in particolare, dal 1986 ad oggi quelli firmati direttamente dal pontefice: 20 Giovanni Paolo II, 8 Benedetto XVI e uno, quello presentato oggi, di Papa Francesco. Si tratta – ha detto – di un’occasione “privilegiata per offrire un approccio biblico-teologico alla pastorale della mobilità umana, che ha il suo apice in Gesù Salvatore, straniero nel mondo degli uomini, che continua la sua opera di salvezza attraverso gli stranieri di oggi, migranti e rifugiati”. (R.I.)



