Roma – Il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ha celebrato ieri pomeriggio una liturgia eucaristica nella parrocchia romana di Santa Lucia. La Giornata Mondiale – ha detto durante l’omelia – ci spinge a pensare alla moltitudine di persone che nel mondo odierno si trovano in una situazione tra la ‘disperazione di un futuro impossibile da costruire’ e il ‘desiderio di una vita migliore’ – come nota il Papa nel suo Messaggio per questa Giornata. I migranti sono spinti a cominciare il loro viaggio, anzi, il loro pellegrinaggio di fede e di speranza, così spesso alimentato dalla ‘profonda fiducia che Dio non abbandona le sue creature’, proprio come il popolo di Israele a Babilonia, che il profeta esortava ad avere fiducia e speranza nel Signore. Fede e speranza, dunque scrive il Santo Padre, riempiono spesso il bagaglio di coloro che emigrano”. Per il porporato questa “metafora, oltre ad offrirci una bella immagine su cui riflettere, esprime anche un aspetto fondamentale del cammino dell’uomo in viaggio. Nel loro pellegrinaggio esistenziale verso un futuro migliore, i migranti portano con sé sentimenti di fede e di speranza. Dire che tentano soltanto di trovare un miglioramento alla loro situazione semplifica troppo la realtà”. “Il miglioramento della qualità della vita – ha spiegato il card. Vegliò – è legato a coloro che i migranti incontrano nelle nuove realtà in cui vengono accolti. Nei momenti della sofferenza e della solitudine, quanto è importante incontrare persone che aprono il cuore alla speranza e alla vita! Il futuro di Israele, annunciato da Isaia, è un futuro di pace e di serenità – un futuro in cui la figura del Signore si presenta con il volto della bontà, della tenerezza, del servizio disinteressato. Nel contesto delle migrazioni odierne, anche se non tutti i migranti considerano il loro viaggio come un andare verso Dio, in un certo modo, è proprio nelle persone che ancora non conoscono che essi possono scoprire Dio stesso che tende loro la mano. Ciò si vede particolarmente nei Paesi di tradizione cristiana, dove i migranti possono sperimentare la genuina bontà di molte realtà ecclesiali, che li accolgono e li aiutano”. Celebrando questa Giornata Mondiale il presidente del dicastero vaticano ha espresso – concludendo – “sentimenti di stima, apprezzamento e sincera gratitudine verso tutti coloro che si impegnano nella pastorale dei migranti. Grazie a loro la Chiesa guarda, ascolta, rispetta e condivide con ogni migrante tutti i passaggi fondamentali della vita. Siete diventati luci vicine”.



