Lampedusa – Un invito a “pregare” per seminaristi, novizi e novizie “perché l’amore per Cristo maturi sempre più nella loro vita e diventino veri missionari del Regno di Dio” è venuto ieri mattina da Papa Francesco, in occasione della recita dell’Angelus. Con i pellegrini che hanno gremito piazza San Pietro il Pontefice, infatti, ha voluto “condividere la gioia di aver incontrato, nel fine settimana, un pellegrinaggio speciale dell’Anno della fede”: quello, appunto, di seminaristi, novizi e novizie. “Gesù non è un missionario isolato – ha detto il Papa – non vuole compiere da solo la sua missione, ma coinvolge i suoi discepoli”.
Gesù, oltre ai Dodici apostoli, “chiama altri settantadue, e li manda nei villaggi, a due a due, ad annunciare che il Regno di Dio è vicino”. Questo è “molto bello! Gesù non vuole agire da solo, è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo con lo stile della comunione, della fraternità”. Per questo “forma subito una comunità di discepoli, che è una comunità missionaria. Subito li allena alla missione, ad andare”. Ma, ha avvertito Francesco, “attenzione: lo scopo non è socializzare, passare il tempo insieme, no, lo scopo è annunciare il Regno di Dio, e questo è urgente!, anche oggi, non c’è tempo da perdere in chiacchiere, non bisogna aspettare il consenso di tutti, bisogna andare e annunciare”.
“A tutti – ha proseguito il Papa – si porta la pace di Cristo, e se non la accolgono, si va avanti. Ai malati si porta la guarigione, perché Dio vuole guarire l’uomo da ogni male. Quanti missionari fanno questo! Seminano vita, salute, conforto alle periferie del mondo”. “Che bello è questo – ha aggiunto a braccio -: non vivere per se stesso, non vivere per se stessa, ma vivere per andare a fare il bene. Ci sono tanti giovani oggi in piazza. Pensate a questo. Domandate: Gesù mi chiama ad andare, a uscire di me e fare il bene? A voi giovani, a voi ragazzi e ragazze, vi domando: voi siete coraggiosi per questo? Avete coraggio di sentire la voce di Gesù? È bello essere missionari. Ah, siete bravi”. Ma questi settantadue discepoli chi sono? “Se i Dodici sono gli Apostoli, e quindi rappresentano anche i vescovi, loro successori – ha sostenuto il Pontefice -, questi settantadue possono rappresentare gli altri ministri ordinati, presbiteri e diaconi; ma in senso più largo possiamo pensare agli altri ministeri nella Chiesa, ai catechisti, ai fedeli laici che si impegnano nelle missioni parrocchiali, a chi lavora con gli ammalati, con le diverse forme di disagio e di emarginazione; ma sempre come missionari del Vangelo, con l’urgenza del Regno che ci è vicino”.
“Tutti – ha proseguito a braccio – devono essere missionari, tutti possono sentire quella chiamata di Gesù e andare avanti e annunciare il Regno”. Il Vangelo, poi, dice che “quei settantadue tornarono dalla loro missione pieni di gioia, perché avevano sperimentato la potenza del Nome di Cristo contro il male. Gesù lo conferma”, ma avverte: “Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Infatti, ha evidenziato il Santo Padre, “non dobbiamo vantarci come se fossimo noi i protagonisti: protagonista è uno solo, il Signore, protagonista è la grazia del Signore. Lui è l’unico protagonista. E la nostra gioia è solo questa: essere suoi discepoli, suoi amici. Ci aiuti la Madonna ed essere buoni operai del Vangelo”. Francesco ha, quindi, concluso a braccio: “Cari amici, la gioia, non abbiate paura della gioia, quella gioia che ci dà il Signore quando lasciamo che entri nella nostra vita e ci inviti ad andare fuori di noi, alle periferie della vita ad annunciare il Vangelo. Non abbiate paura della gioia. Gioia e coraggio”.



