Amanaus – La periferia nord di Manaus è un groviglio di piccole strade che seguono un territorio rubato alla foresta e quindi sconnesso, disordinato. Qui le scuole lavorano su tre turni per dare a tutti i bambini la possibilità di andarci, i servizi sono minimali, l’acquedotto funziona a intermittenza e l’unica presenza di autorità pubblica è testimoniata dai suv della polizia che girano sempre con le luci accese. Le case sono piccole, spesso fatiscenti e affastellate su pendii irregolari. E poi ancora le strade, il cui manto lascia troppe volte intravedere la terra amazzonica rossa, asciutta, farinosa, inutile per quasi tutte le coltivazioni. In questa zona, nella grande area che un tempo era occupata dalla discarica della città, sorge l’area missionaria Santa Helena, affidata ai sacerdoti fidei donum della diocesi di Treviso, don Stefano, don Claudio e don Roberto, coadiuvati dalla piccola comunità delle Suore oblate dell’Assunzione, tra cui c’è anche suor Maria Luisa Drago, originaria di Molfetta, ma in Brasile da 28 anni. L’area missionaria conta al suo interno 11 piccole comunità per un totale di 85mila abitanti e fra questi 12 famiglie si sono offerte di ospitare i giovani italiani di Treviso che stanno vivendo qui la Settimana missionaria prima di arrivare a Rio de Janeiro per la GMG. “Sono in sei in casa eppure si sono stretti per farmi posto – racconta Giorgio –, hanno perfino comprato delle tazze nuove che non avevano, in vista del mio arrivo”. “Non si può dire che abitino in case belle – aggiunge Valentina – eppure la madre mi ha detto che sono felici”. D’altra parte questa zona missionaria è abituata a trovare le risorse per sperare in una società più giusta e cambiare la vita ai suoi tanti bambini e ragazzi ancora vittime della violenza, della droga, o abbandonati. Un vero e proprio “patrimonio di futuro” è il “Movimento comunitario vita e speranza”, (www.mcve.org.br), fondato 15 anni fa da un gruppo di persone dell’area missionaria guidate dal sacerdote di Treviso don Riccardo Zanchin. Ha la forma di una cooperativa, con 14 persone stipendiate ma una trentina di operatori in totale, ed è l’espressione del forte impegno sociale della gente di questo bairro di Manaus. I suoi progetti oggi coinvolgono ogni settimana circa 500 tra bambini e adolescenti, la cui alternativa spesso sarebbe solo la strada. Gli educatori, gli psicologi e gli assistenti sociali del Movimento, invece, lavorano per offrire spazi di istruzione a sostegno ai percorsi scolastici, attività ludiche, corsi di formazione, supporto alle famiglie. I pellegrini di Treviso hanno conosciuto questa realtà, visitando anche il centro di formazione «Aweré», che offre molte opportunità di crescita per i piccoli del quartiere. A fare da testimonial all’importanza del lavoro del Movimento sono stati alcuni volontari, molti dei quali hanno deciso di spendersi in questa realtà dopo aver beneficiato dei suoi progetti socioassistenziali, resi possibili dal sostegno economico di enti o associazioni come il «Gruppone missionario» di Treviso. “È un cammino di speranza – racconta don Stefano Moino, missionario trevigiano che è anche presidente del Movimento – soprattutto perché è nato ed è portato avanti da persone del posto, che hanno una laurea, potrebbero lavorare ad esempio per le strutture governative guadagnando molto di più ma hanno scelto di stare qui e impegnarsi per la propria gente”. In questa Gmg missionaria, quindi, una vera e propria scuola di missione, in una zona dove essere missionari significa per prima cosa incarnare la propria fede nella vita sociale e comunitaria per fare la differenza. (Matteo Liut)



