Lampedusa – “Non c’è molto altro da aggiungere, tutto quello che è successo lo avete visto con i vostri occhi e avete avuto l’opportunità di raccontarlo”. L’energico e vulcanico padre Stefano Nastasi, “cabina di regia” locale della grande pagina di storia scritta a Lampedusa con la visita di Papa Francesco, parla così ai giornalisti che hanno raccolto le sue dichiarazioni al termine di una giornata intensa e vissuta al massimo. Il parroco della più grande delle isole Pelagie, indossa il capello blu donatogli dalla Gendarmeria vaticana con cui, nelle ultime ore, ha lavorato fianco a fianco per garantire un’organizzazione che, seppur approntata con velocità, si è rivelata perfetta. “La presenza del Pontefice – ha evidenziato un padre Stefano stanco ma profondamente soddisfatto – costituisce un segnale che non può essere ignorato e che speriamo possa servire da monito a chi, fino ad oggi, non ha affrontato in modo corretto la questione immigrazione”. Nel ripercorrere i momenti della visita, padre Stefano confessa di aver rivissuto alcuni dei momenti più difficili dei giorni della grande emergenza 2011. Uno in particolare: “Quando il Santo Padre è sbarcato al molo Favaloro e ha incontrato i ragazzi stranieri, ho ripensato a quando quella banchina era stracolma di persone infreddolite, affamate, assetate, alcun sul punto di non farcela. Soprattutto nelle notti del nove, dieci e undici febbraio quando tutto è cominciato, e quando in 72 ore sono arrivate circa tremila persone. Ho pensato al dolore di quei giorni e alla felicità di questa giornata. Mi sono commosso nell’osservare le persone contente ed entusiaste, Papa Francesco ci ha fatto un regalo enorme”. Che adesso, però, dovrà essere maneggiato con cura, attenzione ed umanità affinché non venga disperso. “Con questa visita il Santo Padre ha comunicato un messaggio molto importante, quello di partire dagli ultimi, da chi soffre, da chi è in difficoltà. Parole che tutti devono comprendere. Lampedusa ha rappresentato per tante persone una roccia di riferimento ma bisogna pensare bene ad una politica dell’accoglienza che garantisca i diritti di tutti”. Padre Stefano, a fianco del pontefice anche lungo tutto il tragitto percorso in motovedetta per il lancio della corona di fiori a capo Maluk, di fronte la porta d’Europa, ha indicato al Papa alcuni dei punti dell’isola che nei giorni dell’emergenza hanno fatto il giro di tutto il mondo. “Il pontefice – ha poi aggiunto don Stefano – è rimasto molto colpito dal calore della gente lampedusana. Io gli ho risposto con una battuta dicendo che qui siamo più caldi perché il sole è più caldo. Scherzi a parte, credo che questa comunità, come tutte le realtà del sud Italia, sia aperta verso l’altro, ma Lampedusa lo è stata due volte di più e lo ha dimostrato in tante circostanze. Per anni quest’isola è stata esclusa dalla storia, poi, nel 2011, ne è stata pienamente attraversata diventando protagonista. E’ per natura una terra d’accoglienza, una terra di frontiera senza frontiere, che merita però di essere finalmente tenuta nella dovuta considerazione. E questo Papa Francesco l’ha capito subito”.



