Cosenza – Il Papa va nelle periferie, solca sentieri inaspettati e sorprende con la sua schiettezza e la sua semplicità. Come il santo d’Assisi Papa Francesco si imbarca in coraggiose traversate, al timone della barca di Pietro che “vacilla ma non affonda”, è sbattuta ma mai abbattuta. E’ cosciente di dover tenere ben salde le mani sul timone e non può, come altri capitani, abbandonare la nave. Deve indicare all’equipaggio quali movimenti fare, quali falle tappare prima, quale rotta seguire per giungere alla méta, obiettivo primo del viaggio. Le coordinate Papa Francesco le ha date e si incrociano nel punto nodale: su Cristo punta la bussola. Ecco perché gioia e coraggio, umiltà e testimonianza coerente, sono ritmate da continui sguardi sull’uomo, sulle sue sofferenze, sui porti dove egli arriva sbattuto da difficoltà, cercatore di speranza e di un po’ di dignità. Il Papa che viene dalla fine del mondo, come la chiamavano anche i navigatori italiani, sa che nelle periferie abbandonate vive un’umanità stanca e bastonata dai briganti dell’economia, dai tiranni della storia. Ed è lì che è andato per chiedere proprio a noi, per favore ma con voce profetica, prestando la voce a Dio: Caino, uomo, dove è tuo fratello? E tu stesso, Adamo, dove sei? Fra decenni non potremo questa volta chiederci dove era Dio a Lampedusa, come qualcuno si domandò a proposito di Auschwitz. Qui Dio è venuto a chiederci, con la voce di Francesco, dove è l’altro, dov’è tuo fratello, dove sei uomo? C’è una grossa falla nel cuore dell’uomo, che va subito riparata! Si tratta della “globalizzazione dell’indifferenza”. Quanto accade davanti alla nostra porta non ci commuove più. E poi, qualcuno abituato alle nuove osterie del porto, rappresentate dalle nostre televisioni, ha espresso la sua contrarietà nei confronti di un papa libero e coraggioso. Ma il buon navigatore, quando incontra anche la tempesta, non si volge indietro, non teme di affrontarla a viso aperto. Anche se l’albero maestro è spezzato, il vento contrario fa sbuffare le onde, anche se ci sono falle nella nave della Chiesa, il buon timoniere non teme. Sa che deve affrontare le difficoltà con forza e i pericoli con coraggio. Non temere, buon navigatore, dopo la tempesta tornerà la quiete, dopo la notte ostile, c’è la placida aurora del mattino. Non temere, timoniere di Dio, la barca che ti è stata affidata è costruita con un legno che non affonda. (Enzo Gabrieli)



