Roma – “In tanti credono che non vi siano più cristiani in Egitto. Ma noi voleremo a Rio per mostrare ai nostri fratelli e sorelle nella fede che la nostra Chiesa è giovane e viva, nonostante abbia più di duemila anni». Michael Dawud partecipa alla GMG insieme ad altri cento ragazzi egiziani dai 18 ai 32 anni. Per quarantanove di loro non sarebbe stato possibile realizzare questo sogno, senza il contributo straordinario offerto da Aiuto alla Chiesa che Soffre. Come in occasione delle passate giornate mondiali della gioventù, anche quest’anno la fondazione pontificia ha sostenuto le spese di viaggio di molti giovani appartenenti alle Chiese povere e perseguitate di tutto il mondo – tra cui anche 100 iracheni e numerosi libanesi, giordani, israeliani e palestinesi -, con una donazione di quasi 220mila euro. Michael, 30 anni, è un esperto informatico di Fayyum, città a circa 100 chilometri a sud del Cairo, ed è stato incaricato della preparazione spirituale alla GMG dei ragazzi copto-cattolici. “Il tema affidatoci dal Santo Padre, ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli!’, è stato al centro di ogni nostra attività – racconta – e nei giorni scorsi abbiamo ricevuto perfino la visita del nostro patriarca, Ibrahim Isaac Sidrak, che ha benedetto la nostra partenza”. Nonostante la gioia e l’entusiasmo, Michael non nasconde la sua preoccupazione per il difficile momento vissuto dall’Egitto. “Come cittadino e come cristiano voglio contribuire alla ricostruzione del mio paese e sono certo che la mia fede, rafforzata dall’esperienza della GMG, mi sarà di grande aiuto”. L’appuntamento più atteso è ovviamente quello con Papa Francesco, al quale i giovani egiziani si sentono particolarmente vicini, “perché proviene come noi da un paese in via di sviluppo”. Non manca però un affettuoso pensiero a Benedetto XVI “che amiamo profondamente e che tanto ha fatto per noi cristiani mediorientali».



