Rio de Janeiro – Un tripudio di colori e bandiere ha accompagnato, ieri sera a Rio, l’entusiasmo e i cori a #immaginaRio, la festa dei giovani italiani. Musica e testimonianze, le parole del Papa e quelle dei genitori della beata Chiara Luce Badano, l’Alleluia cantato dalla giovane star di X Factor Francesca Michielin e l’Inno di Mameli intonato sugli spalti del Maracanãzinho, mentre la conduttrice terminava il collegamento in diretta con la Rai. Questi gli ingredienti dell’appuntamento che, alla Gmg, ha chiamato a raccolta le migliaia di italiani che hanno raggiunto il Brasile. Hanno applaudito alle parole del Papa nel corso dell’inaugurazione del padiglione dell’Ospedale “São Francisco de Assis na Providência de Deus”, per la cui realizzazione la Chiesa italiana ha partecipato anche economicamente: “Non lasciate che vi rubino la speranza”. E ancora: “Tutti dobbiamo essere portatori di speranza”. Poi papa Francesco si è rivolto proprio agli italiani. “Fidatevi del Cristo, ascoltatelo, seguitene le orme, non ci abbandonerà mai”, ha detto, aggiungendo in tono informale: “Domani a Copacabana avremo l’occasione per approfondire questa verità che illumina la vita”. È stato bello vedere, tra tanti volti giovani, alcuni più attempati, di italiani partiti tanti anni fa per il Brasile, ma che hanno ben salde le loro radici, e quindi non potevano perdere quest’occasione per un “bagno d’italianità”. È l’“orgoglio italianissimo” di Mariano Rocco Palermo, partito sessant’anni fa dopo la morte della mamma da Satriano di Lucania, appena quattordicenne, per seguire il padre emigrato. “È emozionante vedere questi giovani qui”, racconta Mariano, seduto a fianco della moglie salernitana Valeria Manzolillo, pure lei con un’interessante storia di emigrazione alle spalle. Per loro l’Italia è la “culla del mondo” e ogni domenica vedono la messa trasmessa dalla Rai, come pure tanti altri programmi italiani ogni giorno. “La mia famiglia vive in Brasile, ma è come se fosse in Italia”, continua Valeria. Con loro pure Antonietta Maria Pascale, nata a Rio da genitori lucani, sempre di Satriano, per la quale l’italianità si trasmette con la cultura. I suoi genitori sono venuti in Brasile durante la seconda guerra mondiale; “per loro non è stato facile – commenta Antonietta – ma hanno tenuto duro; tutti noi italiani che oggi viviamo a Rio siamo la dimostrazione vivente della forza di volontà dei nostri genitori”. La festa è stata anche occasione di condivisione: oltre agli italiani c’erano i giovani albanesi. “Siamo in 12 – spiega Elda Deøgionoj – e condividiamo molti momenti con gli italiani: d’altronde siamo i più vicini al vostro Paese”. Casa Italia è il punto di riferimento anche per loro, che stanno partecipando entusiasti alla Gmg, consapevoli che “i giovani di tutto il mondo sono il futuro”. Albanese, ma che vive in Italia, è don Tomë Mihaj, sacerdote salesiano e responsabile della Pastorale giovanile di Rossano-Cariati. “Nella storia italiani e albanesi sono sempre stati uniti”, osserva il sacerdote guardando alla presenza albanese in Calabria, che è radicata da oltre 500 anni. D’altronde “tra Albania e Italia – è convinto – non ci sono mai stati muri, solo un mare”. Tutti hanno fatto festa, ma non sono mancati i messaggi importanti. Quelli del Papa, certamente. Ma anche le parole dei genitori di Chiara Luce Badano: “Non mollate, perché avete una vita sola e vale la pena di spenderla bene”. Futuro e speranza si confermano essere le parole d’ordine di questa GMG. I giovani sono il futuro, e con Cristo non possono perdere la speranza. (da Rio de Janeiro Francesco Rossi)



