Agrigento: nasce una casa di accoglienza per immigrati

Agrigento – I primi ospiti sono arrivati il 4 novembre del 2011. A oggi oltre 120 persone hanno trovato “rifugio” sotto la “Tenda del Padre Abramo” a Favara, in provincia di Agrigento, una casa di accoglienza e condivisione per extracomunitari di cittadinanza e religioni diverse che “non hanno dove posare il capo” e non hanno la possibilità di accedere a centri di accoglienza pubblici. “La struttura — spiega a “L’Osservatore Romano” fra’ Giuseppe Maggiore, responsabile della “Tenda del Padre Abramo” e superiore del convento di Favara — nasce dal confronto tra la provincia del Santissimo Nome di Gesù dei frati minori di Sicilia e l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, nella primavera del 2010, quando a Lampedusa gli sbarchi erano all’ordine del giorno”. È in quel periodo che i frati decidono di creare una casa di accoglienza e condivisione con gli ultimi e incaricano fra’ Giuseppe Maggiore, reduce da una missione in Marocco, di realizzare questo progetto con il sostegno della onlus Frate Gabriele Allegra dei frati minori di Sicilia. L’iniziativa viene approvata dal capitolo provinciale e nel settembre del 2011 si dà il via: i primi ospiti arrivano dopo un’emergenza segnalata dalla Caritas diocesana in collaborazione con la provincia dei frati minori. “Il nostro scopo — precisa fra’ Giuseppe — è quello di dare al fratello straniero l’affetto di una famiglia come quella che ha dovuto lasciare, aiutandolo nella ricerca di un lavoro, oggi particolarmente difficile, e nel rispetto della legalità”. Il ragazzo straniero nella “Tenda del Padre Abramo” è membro di una grande famiglia. Come Abramo accoglie i tre ospiti misteriosi, anche i frati accolgono i fratelli stranieri con la consapevolezza di accogliere Dio stesso. “Nella nostra struttura — aggiunge il frate — si vive insieme e si prega, nonostante la differenza di religioni (cattolici, ortodossi, musulmani, indù). Si cucina e si svolgono tutti i lavori: dalla cura degli animali alla realizzazione di laboratori artigianali e orti sociali”. Il metodo dell’accoglienza è quello che l’evangelista Matteo descrive nel capitolo 25: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. “Nella semplicità francescana — precisa fra’ Giuseppe — si cerca di vivere in maniera autentica il Vangelo riprendendo quello che Francesco d’Assisi raccomanda ai frati: ‘Coloro che per divina ispirazione sono chiamati ad andare tra i Saraceni, lo possono fare con il permesso del loro ministro. E lo possono fare in due modi: senza fare dispute di parole ed essere sudditi e soggetti ad ogni umana creatura’. Riprendendo queste parole della regola non bollata al cap. 16, i frati minori di Sicilia vogliono portare avanti, in maniera molto semplice, il carisma francescano ritornando alla grazia delle origini”. Nella “Tenda del Padre Abramo” si vive un meraviglioso clima di famiglia. Attualmente, in casa ci sono Alì, Reza e Nur dall’Afghanistan, Dominque, Stephan e Mofta dal Ghana, Mozif e Arona dal Niger, Adel e Shop dal Pakistan, Paulo dalla Romania, e Abua dal Mali.

 
La casa si sostiene grazie alla generosità della gente. “Da noi — conclude fra’ Giuseppe — si vive di provvidenza, con l’aiuto della gente del luogo, della Caritas e della onlus Frate Gabriele Allegra. Non abbiamo mai accettato e ricevuto finanziamenti statali. La ‘Tenda del Padre Abramo’ inoltre aiuta quotidianamente diverse famiglie in difficoltà; quelli che oggi chiamiamo i nuovi poveri. Certamente la visita di Papa Francesco a Lampedusa ci conferma nel servizio che stiamo svolgendo con la ferma coscienza che nel volto dei poveri è presente Cristo”. (Francesco Ricupero – Osservatore Romano)