Soccorsi: appello per i “medici a bordo”

Lampedusa – La convenzione è scaduta lo scorso 31 ottobre, da quando cioè sembrava conclusa l’emergenza Nord Africa, che in concomitanza con le “primavere” politiche nei Paesi del Maghreb aveva portato a migliaia di sbarchi sulle coste italiane. Dall’autunno scorso sulle vedette della Guardia Costiera in servizio nel Canale di Sicilia non ci sono più medici e infermieri volontari dell’Ordine di Malta. L’iniziativa era stata possibile grazie alla collaborazione fra la Capitaneria di Porto e il Cisom, il Corpo Italiano Soccorso Ordine di Malta. Il personale medico e paramedico si è alternato sulle navi della Guardia Costiera in tutto il canale di Sicilia e in particolare a Lampedusa per 188 giorni. Cisom aveva messo a disposizione 42 medici, 29 infermieri e 13 soccorritori, tutti operatori del volontariato. E grazie a loro non c’era stato alcun decesso a bordo dei mezzi di soccorso, come invece avvenuto venerdì scorso, con la morte di due ventenni issati a bordo di una motovedetta ma deceduti per ipotermia. Polemiche vi sono state nei giorni scorsi quando Save the Children ha lamentato come agli operatori dell’organizzazione umanitaria impegnata nella difesa e nell’assistenza dei minori sia stato impedito di incontrare i migranti arrivati in Sicilia con gli ultimi sbarchi. Molti di essi “sono stati immediatamente rimpatriati – ha segnalato Raffaela Milano, una dei responsabili dell’ong – senza che si sia potuto accertare la presenza, tra di loro, di minori e altri soggetti vulnerabili”. Save the Children opera alle frontiere, insieme a UNHCR e Croce Rossa Italiana nell’ambito del progetto “Praesidium” promosso dal Ministero dell’Interno, e ha tra i suoi mandati proprio quello di entrare in contatto con i migranti – con mediatori culturali e operatori legali – per contribuire all’individuazione di minori soli e per tutelare i loro diritti. “Stiamo per affrontare l’arrivo della stagione estiva, un’altra volta, senza un piano chiaro e definito per l’accoglienza dei minori da garantire, con risorse certe, sull’intero territorio nazionale – punta il dito Milano – un piano indispensabile per scongiurare il ripetersi delle tragiche situazioni già vissute in occasione della crisi del Nord Africa”. (Avvenire)