Verso la Settimane Sociali: il cammino comune con le famiglie immigrate

Roma – “Nuove forme di tutela dei lavoratori della famiglia migrante e dell’unità familiare in tempo di crisi, come anche forme agevolate di accesso alla casa per la famiglia immigrata, sono risposte che possono interpretare il cambiamento della vita economica e sociale delle nostre città”. E’ quanto si legge nel Documento preparatorio alla 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, in programma a Torino dal 12 al 15 settembre 2013, sul tema: “Famiglia, speranza e futuro per la società italiana”.
Il documento, che è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa – si sofferma sul tema della famiglia migrante.
Pubblichiamo il paragrafo su “Il cammino comune con le famiglie immigrate”
 
Le politiche migratorie nazionali e internazionali devono mirare a tutelare il diritto all’unità familiare e combattere il fenomeno oggi sempre più diffuso dei ricongiungimenti di fatto, cioè la ricomposizione della famiglia nell’irregolarità, dovuto soprattutto ai tempi lunghi e agli ostacoli burocratici nel raggiungere i requisiti per la riunificazione legale. La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (cfr artt. 8.10); il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (cfr art. 10); il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (cfr art. 23); la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (cfr artt. 9.10); la Convenzione europea di Strasburgo sui lavoratori migranti (cfr art. 12); la Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori e dei membri delle loro famiglie (cfr art. 44) sottolineano l’importanza del ricongiungimento familiare. Nel contesto europeo, invece, non si è ancora arrivati a una direttiva comune. Per quanto riguarda l’Italia, il ricongiungimento familiare ha trovato riconoscimento a partire dalla legge Martelli del 1986; successivi interventi normativi, in particolare il Testo unico sull’immigrazione del 1998 (cfr artt. 28.29), hanno migliorato e precisato vari aspetti della materia; mentre interventi legislativi successivi, come la legge 189/2002, senza mettere in discussione la materia, hanno portato alcune limitazioni.
Le ultime indagini ci raccontano di una migrazione, sia di lavoratori che di rifugiati e richiedenti asilo, che tocca e cambia profondamente non solo la società in generale, ma anche il tessuto familiare. Ciò è dovuto al fatto che alcune sue componenti si separano dal resto della famiglia. Nel 2011 oltre due milioni di famiglie residenti in Italia avevano almeno un componente straniero (quasi 200.000 in più rispetto al 2010) – Cfr ISTAT, Come cambiano le forme familiari. Anno 2009, 15 settembre 2011, in www.istat.it. –
Di queste famiglie più di un milione e mezzo era composto esclusivamente da stranieri, e in poco meno della metà dei casi si trattava di famiglie unipersonali; circa un terzo era di coppie con figli. Inoltre erano oltre un milione i minori nelle famiglie immigrate in Italia. Circa 650.000 nati in Italia, gli altri arrivati grazie al ricongiungimento familiare. Mediamente negli ultimi anni sono arrivati in Italia anche 6-8.000 minori non accompagnati dalla famiglia o da un genitore.
La crisi ha colpito anche le famiglie immigrate, per le quali la perdita di occupazione di un componente ha spesso come conseguenza il rientro in patria dei familiari. Contrariamente a un tempo, la donna lavoratrice sta diventando la protagonista nel progetto migratorio di una famiglia, fatto salvo il caso delle donne musulmane. Non da ultimo in questi anni anche l’Italia, come il resto dell’Europa, sperimenta la crescita di unioni e famiglie miste, fenomeno che segnala non solo il processo innovativo sul piano sociale delle migrazioni, ma anche sul piano relazionale e affettivo. Si assiste cioè a una transazione di modelli familiari dovuti alle migrazioni.
Siamo tutti interpellati da questo cambiamento familiare, che si inserisce in un nuovo contesto multietnico e interculturale da una parte, ed ecclesiale, ecumenico e interreligioso dall’altra. Mentre si afferma l’importanza del ricongiungimento e dell’unità familiare si deve favorire un processo condiviso di integrazione, rendendo le famiglie corresponsabili e protagoniste della vita sociale ed ecclesiale nei territori in cui vivono. A tale scopo, oltre che ribadire l’importanza dell’estensione del diritto di cittadinanza ai bambini nati in Italia, diventano importanti i cammini educativi di partecipazione alla vita della scuola e della società delle famiglie, come anche l’attribuzione del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolarmente presenti nel nostro Paese. Anche nuove forme di tutela dei lavoratori della famiglia migrante e dell’unità familiare in tempo di crisi, come anche forme agevolate di accesso alla casa per la famiglia immigrata, sono risposte che possono interpretare il cambiamento della vita economica e sociale delle nostre città.