Firenze – “Il fenomeno migratorio ha cambiato la fisionomia della società italiana e anche quella toscana”. A parlare è Enrico Fiori, presidente delle Acli di Arezzo in una intervista a Simone Pitossi per il settimanale delle diocesi della Toscana. Fiori coordinerà l’area di lavoro dedicata alle migrazioni sul tema “Includere le nuove presenze” nell’ambito della Settimana Sociale dei Cattolici toscani che si svolgerà dal 3 al 5 maggio a Pistoia.
“Ci dobbiamo confrontare con flussi migratori molto differenziati – continua Fiori – che hanno innestato nel tessuto sociale nuove presenze con tradizioni, costumi, esigenze profondamente diversificati. Queste nuove presenze ci sollecitano ad interrogarci su quale tipo di società stiamo costruendo e ci spingono a rielaborare una cultura del progetto, che con sguardo lungimirante, immagina un modello di convivenza civile in sui si dilatino gli spazi di partecipazione e si riducano le zone di emarginazione”.
Per Fiori “la cultura cristiana è sempre stata una cultura inclusiva e dunque la sfida è quella di costruire una società integrata non organizzata per comportamenti stagni destinati alla difesa di cultura e religioni contrapposte, ma modellata su una rete di solidarietà diffusa in cui i nodi siano i momenti di incontro e di dialogo. Includere nuove presenze significa, in definitiva, lasciarsi alle spalle l’idea di un paese che stenta a sopravvivere e che erige un muro per escludere le figure concrete delle nuove presenze per abbracciare la speranza di una comunicazione aperta e capace di tutto”.
Fiori ricorda che nella settimana sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria è stata sottolineata la necessità di una revisione complessiva della legge sulla cittadinanza, accorciando i tempi di riconoscimento, “eliminando la discrezionalità nella procedura e stabilendone la concessione a figli degli stranieri nati in Italia”.
“Occorre riaffermare un principio: nessuna persona – spiega – è illegale. I diritti umani della persona e del lavoratore devono essere tutelati nel quadro di un pieno riconoscimento di una invariabilità di diritti in armonia con quanto previsto dalla nostra costituzione. E dunque, accanto ai diritti umani fondamentali, vi sono anche i diritti nel mondo del lavoro e i diritti sociali, che, se gli immigrati contribuiscono al benessere della società che li accoglie, devono poter partecipare alla distribuzione delle risorse che aiutano a creare”.



