L’integrazione scende in campo: un torneo di calcio con le seconde generazioni protagoniste

 
Bergamo – A volte dare un calcio a un pallone è come allungare la mano verso l’altro. Con il risultato di scoprirsi più vicini di quanto si creda. Ieri sul campo dell’oratorio di Valtesse San Colombano, è iniziato il torneo di solidarietà “Noi per Bergamo” promosso per trascinare la città alla scoperta della galassia dei ‘G2’, gli immigrati di seconda generazione. Quelli che sono nati nel nostro Paese da genitori stranieri, che parlano benissimo l’italiano e che vanno all’Università. “Non solo, questi ragazzi sanno anche sfruttare al meglio le nuove tecnologie – spiega Eugenio Torrese, direttore dell’Agenzia per l’integrazione di Bergamo, ideatrice dell’evento insieme al Csi – . Hanno un grande potenziale, in gran parte sconosciuto e inespresso. Con questo torneo vogliamo contribuire a valorizzarlo”. Il progetto ha coinvolto l’Anolf, l’associazione dei giovani musulmani e quella dei giovani senegalesi. In tutto, circa 300 ragazzi che si stanno sforzando di costruire una Bergamo multietnica dove nessuno si senta messo da parte. «Insieme a questi gruppi abbiamo già organizzato incontri nelle scuole – continua Torrese -. Ne è nato un confronto interessante, utile per demolire i pregiudizi. I giovani musulmani hanno anche organizzato un presidio in centro città per spiegare alla gente il loro modo pacifico di vivere la fede islamica, distante da qualsiasi fanatismo». Dopo il calcio, l’altro «grande strumento di socializzazione», come lo definisce Torrese, è ovviamente il buon cibo. Il 6 giugno, in una serata organizzata con Slow Food, ci si siederà tutti allo stesso tavolo. “Sarà una cena molto varia: non solo polenta, insomma, ma anche piatti etnici – sorride Torrese – In più assisteremo ad alcune performance artistiche preparate dai G2”.