Roma – “Oggi una nuova realtà si impone. Gli amici dei nostri figli sono nati in Italia da genitori non italiani, studiano nelle nostre scuole, parlano la nostra lingua. E le politiche migratorie devono includere”.
Lo afferma, questa mattina, la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, in una intervista al quotidiano “Avvenire”.
La terza carica dello Stato si unisce all’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”all’Italia – dice – serve una legge sulla cittadinanza. Lo chiede il tempo che viviamo e dico: cominciamo subito a lavorare a proposte concrete”.
Concetti che ha ribadito nel corso di un incontro avuto con le associazioni promotrici della campagna “L’Italia sono anch’io”. “Mi impegno”, ha detto: è un lavoro che va fatto con i gruppi, nella condivisione. Questo tema non deve essere lasciato nel cassetto”. Per la Boldrini “dobbiamo portare avanti questa battaglia di civiltà, il nostro Paese lo farà, è rimasto un po’ indietro ma correrà bene: le forze politiche in modo bipartisan potranno dare le risposte giuste”. All’incontro di questa mattina tutte le associazioni che hanno promosso la campagna “L’Italia sono anche io”: tra questi la Migrantes (era presente Dotolo) insieme a Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Libera, Uil, Legambiente, ReteG2, Sei Ugl, Tavola della Pace e coordinamento enti locali per la pace, Terra del fuoco, Emmaus Italia, Fcei, Le citta’ del dialogo, Lunaria, Razzismo brutta storia, Cnca, Comitato primo marzo. La Campagna aveva depositato le firme alla Camera il 6 marzo del 2012 per richiedere una riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, con l’introduzione dello ius soli (cittadinanza italiana a chi nasce nel nostro Paese), e diritto di voto ai residenti di origine straniera. Le firme raccolte per le due proposte di iniziativa popolare sono state ben 230mila.
“Associazioni diverse – spiega la Boldrini dopo aver ascoltato i promotori – premono affinché queste proposte vengano calendarizzate. Ritengo ci siano i presupposti per non lasciarle nel cassetto”. (R. I.)



