Kyenge: riforma della cittadinanza non rinviabile

Milano – “La riforma della cittadinanza è un’esigenza concreta e indifferibile e una possibilità di crescita per l’Italia. Una modifica normativa può avvenire in un quadro graduale di confronto con tutte le forze politiche, d’intesa con tutti i ministeri. Confido che il Parlamento inizi a breve ad affrontare la riforma”. Lo ha ribadito ieri il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, nel corso del

 
Question time alla Camera. D’altronde, ha sottolineato, “l’Italia è uno dei paesi europei con una maggior presenza di stranieri regolari. I nati da genitori stranieri sono il 13% del totale delle nascite, gli alunni stranieri sono oltre 700mila”. Eppure, ha ricordato, “per molti di loro l’iter per ottenere la cittadinanza è lungo, complesso e farraginoso: nel 2010, 40mila stranieri sono diventati cittadini italiani, ma ben 50mila istanze sono ancora in via di definizione”. Un confronto, quello in Parlamento, anche per mettere in chiaro che sulla questione ius soli “non ho mai fatto riferimento a una specifica soluzione”. Rispondendo a un’interrogazione sul reato di immigrazione clandestina, Kyenge ha ricordato che, “nei primi giorni del mio incarico, talune mie dichiarazioni sono state strumentalizzate”. Poi l’affondo: “Per i centri si spendono 200 milioni di euro: è un impegno che dovrebbe richiedere attenzione sull’efficacia della spesa al di là degli slogan”. Non è mancato un richiamo ai gravi fatti di Milano, dopo le accuse leghiste di non essersi spesa abbastanza nel condannarli: “Non c’è equivalenza tra reati e immigrazione. Si delinque a prescindere dal colore della pelle”, ha tenuto a precisare. Infine, rivolgendo le sue “profonde e sentite condoglianze ai familiari delle vittime”, l’appello “a non fomentare gli odi”. Un invito a non “strumentalizzare ideologicamente” questa “tragedia orribile”, ma a ricondurla alla “sua giusta dimensione”, è arrivato dal cardinale Angelo Scola, intervistato da Radio Vaticana. Appello subito accolto dal ministro Kyenge. “Ho sempre detto che la società deve fare la sua parte. La mia è quella di non fomentare”, ha sottolineato.