Gli stranieri nel Rapporto 2013 dell’Istat

Roma – Cresce l’occupazione straniera, grazie soprattutto agli immigrati (quasi esclusivamente donne) impiegati nei servizi alle famiglie (+73 mila unità) ma si tratta di un aumento notevolmente contenuto rispetto all’anno precedente. E’ uno dei dati che emergono dal Rapporto 2013 dell’Istituto di Statistica Italiano, Istat, presentato questa mattina a Palazzo Montecitorio. Nonostante nel 2012 si registri un incremento di 83mila lavoratori stranieri e una diminuzione di quelli italiani (-151 mila unità), l’impatto della crisi ha colpito in misura relativamente più accentuata la componente immigrata. Secondo l’Istat tra il 2008 e il 2012, il tasso di occupazione degli stranieri è diminuito di oltre 6 punti percentuali e di 10 per la sola componente maschile. Rispetto a quello degli italiani, il tasso di disoccupazione è salito di quasi 2 punti percentuali, che diventano circa tre punti e mezzo se si considera soltanto il Nord. Inoltre, il mercato del lavoro presenta ancora importanti elementi di dualità tra occupati italiani e stranieri, che percepiscono redditi da lavoro dipendente mediamente più bassi del 25 per cento. Per le donne, in particolare, si è assistito un processo di concentrazione in due sole professioni: assistenti domiciliari e collaboratrici domestiche. Infine, in ragione della concentrazione delle diverse comunità in settori produttivi differenti, va segnalato – scrive l’Istat – come la crisi abbia penalizzato maggiormente le etnie, come la marocchina e l’albanese, più inserite nel settore dell’industria e meno quelle inserite nei servizi alle famiglie: la filippina, la polacca e la rumena. Nonostante i fenomeni richiamati, la congiuntura particolarmente difficile “sembra – si legge nel testo di oltre duecento pagine – far avvertire agli italiani un sentimento di competizione nei confronti degli stranieri nell’aggiudicarsi risorse scarse, in particolare il posto di lavoro”. Sebbene l’86,7 per cento degli italiani sia d’accordo nel ritenere che ogni persona dovrebbe avere il diritto di vivere in qualsiasi paese del mondo scelto, il 50 per cento sostiene che, in condizione di scarsità di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero dare la precedenza agli italiani. A far crescere la probabilità che un cittadino italiano si dichiari per una maggiore protezione del posto di lavoro proprio e dei connazionali nei confronti degli immigrati contribuiscono, insieme al titolo di studio, sia la percezione di una condizione personale di maggiore vulnerabilità che l’esposizione al rischio della perdita dell’occupazione. Soprattutto laddove viene percepita più alta la possibilità di sostituzione tra manodopera italiana e straniera.