Città del Vaticano – Quello del mare è un “mondo spesso vittima dell’indifferenza”, una vita “faticosa e pericolosa che nessuno conosce e a cui pochissimi offrono l’attenzione umana, affettiva e religiosa che merita”. Lo ha detto questa mattina mons. Giacomo Martino dell’Ufficio Migrantes di Genova, parlando delle “migrazioni forzate e pastorale per la gente del mare” nell’ultima giornata dei lavori dell’Assemblea Plenaria del pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti. Per il sacerdote italiano “siamo di fronte ad un vuoto sociale, istituzionale e legislativo in materia di tutela dei diritti civili dei lavoratori del mare, ed è impensabile che solo il volontario possa supplire, con interventi di emergenza, a questo vuoto enorme e deprecabile per una società che si è affacciata al terzo millennio!”. Dopo aver citato diversi problemi che vivono i lavoratori del mare sulle navi, ogni giorno (irregolarità della retribuzione, mancata possibilità di denuncia dei abusi, il fenomeno della pirateria, etc) mons. Martino ha evidenziato che la Chiesa, nell´Apostolato del Mare, “ha imparato a dedicarsi agli uomini e alle donne che ha di fronte, non per far loro semplicemente ‘la carità’: essa si sforza silenziosamente, nel rispetto dell´altrui dignità, di essere accogliente, facendo sì che questi schiavi del mare, anche solo per un attimo, si sentano in famiglia”. La gente di mare, i marittimi ed i pescatori, vivono in porto ai “margini delle nostre città. Non si presentano come un vero “problema migratorio” in quanto – ha spiegato il rappresentante della Migrantes di Genova – non hanno fisicamente il tempo di ‘darci fastidio’, di farsi sentire nelle loro necessità, nelle loro urgenze. Sono milioni i naviganti, non importa di quale provenienza, che fanno scalo nei porti locali e che, per la consistenza del loro numero, dei loro problemi e necessità, dovrebbero interpellare, all´occorrenza, la comunità ecclesiale locale, che invece, nella maggioranza dei casi, rimane indifferente”. Proprio per questo – ha spiegato mons. Martino – la Chiesa è “chiamata a cercarli tenendo presente che, complessivamente, costituiscono una vera città in continuo movimento da una sponda all´altra degli oceani”. “Con i marittimi – ha poi concluso – sussistono anche le nostre realtà di volontariato, altrettanto sconosciute, che nei porti operano giornalmente per accogliere, incoraggiare e spesso soccorrere la gente di mare. Volontariato cattolico dell’Apostolato del Mare ma anche di tanti altri gruppi in maggioranza di origine cristiana, aiutandoci nel quotidiano esercizio dell’ecumenismo. Un volontariato di frontiera in cui tutti, a qualunque razza, religione o cultura appartengano, si possono riconoscere, oltre le bandiere. L’accoglienza e l’ospitalità mettono l’uomo di mare sempre al primo posto perché possa, distante dalla famiglia, incontrare una casa lontano da casa”.



