Città del Vaticano – Nell’ambito della mobilità umana, la Chiesa “ha incoraggiato persone e creato strutture opportune al fine di accompagnare pastoralmente il suo sviluppo. Sì, accompagnare pastoralmente. Perché il nostro lavoro non si circoscrive alla mera attenzione sociale. La nostra sfida è di assistere le persone nelle loro necessità, sia materiali che spirituali”. Lo ha detto questo pomeriggio il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, aprendo la sessione speciale dell’Assemblea Plenaria in occasione del 25 anniversario del dicastero Vaticano.
Il porporato, dopo aver ricordato la nascita del dicastero avvenuta con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus di Giovanni Paolo II, il 28 giugno 1988 che elevava la Pontificia Commissione “de Pastorali Migratorum atque Itinerantium Cura” – istituita nel 1970 – al rango di Pontificio Consiglio, configurandolo nella sua struttura attuale, ha sottolineato che “il fenomeno della mobilità umana stava acquisendo proporzioni non previste, tali da porre interrogativi alla struttura pastorale di tipo territoriale, parrocchiale”. Il progetto – ha poi detto il card. Vegliò – di istituire un organismo unitario e centrale per l’assistenza ai migranti di ogni nazionalità risale al Beato Vescovo Giovanni Battista Scalabrini che ne parlò a San Pio X in una lettera del 22 luglio 1904. e, più dettagliatamente, in un memoriale del 4 maggio 1905.
Il presidente del Dicastero Vaticano, ricordando i 25 anni di storia, ha evidenziato l’impegno nel campo della mobilità umana che in qualche modo “si traduce anche nei documenti e negli interventi di diversa natura che in tutto questo tempo il nostro Dicastero ha prodotto con l’intenzione di favorire la riflessione e animare l’impegno sociale e pastorale”. Queste date, questi documenti e questo stesso Pontificio Consiglio “sono – ha spiegato – solo elementi significativi di un cammino e di un impegno molto più ampio: quello che tutta la Chiesa ha realizzato e continua a realizzare per rispondere in ogni circostanza con fedeltà all’invito del Signore ad andare incontro al prossimo in necessità. Sono tanti gli uomini e le donne, sacerdoti, religiosi e laici che, come il buon Samaritano, non hanno voltato lo sguardo davanti al bisognoso; tanti uomini e donne che in modo silenzioso, costante, tante volte senza apparente successo, hanno dato il meglio della loro vita per curare le ferite del corpo e del cuore di quanti per diversi motivi sono lontani dalle loro case”.
“Siamo eredi – ha concluso il card. Vegliò – di una tradizione di assistenza alle persone bisognose di cui ci sentiamo orgogliosi e che abbiamo la responsabilità di portare avanti”. (R.Iaria)



