Milano – Il 48% degli immigrati ultraquattordicenni maschi presenti in Lombardia a metà 2012 e una quota inferiore tra le femmine (41%) ha dichiarato nell’ultima indagine campionaria Orim – riporta la newsletter dell’Ismu – di aver ricevuto almeno “un trattamento più sfavorevole solo a causa della propria origine straniera negli ultimi dodici mesi”. I più discriminati si sono dichiarati gli uomini dai 25 ai 54 anni di età. I meno discriminati gli anziani, uomini e donne, dopo i 60 e ancor più dopo i 65 anni, e in seconda battuta le donne generalmente dai 20 ai 39 anni di età. Tra le singole nazionalità, le denunce più frequenti sono arrivate tra i senegalesi (nel 58% dei casi) e poi tra i nordafricani egiziani (51%) e marocchini (49%), cui seguono i latinoamericani (gli ecuadoriani hanno una quota di “discriminati” del 48%, i peruviani del 45%) e i pakistani (46%). Al contrario, le minori quote di discriminazione sono state denunciate soprattutto dagli ucraini (25%, e ancor meno nel sub-campione femminile), dai filippini (30%) e dagli srilankesi (33%), davanti agli albanesi (35%), ai romeni (38%), agli indiani (38% anch’essi) e ai cinesi (39%). Si nota quindi un certo divario tra i gruppi europei o asiatici, con l’eccezione dei pakistani, da una parte — meglio ancora se inseriti in attività di cura, assistenza o pulizie ad altrui domicilio — e i latinoamericani e soprattutto gli africani, ancor più se di carnagione più scura, dall’altra. Le province più “discriminanti” risultano quelle di Varese e Lecco. La più virtuosa quella di Lodi. Dal punto di vista degli ambiti, il più segnalato è stato quello delle relazioni interpersonali informali con un tasso di discriminazione quasi del 19%, davanti al luogo di lavoro (14%), a controllori, vigili ed altri agenti (10%), agli erogatori di servizi (9%), alla ricerca di abitazione (7%) e, in ultimo, alla scuola (5%).



