Card. Bagnasco: l’operosità della Chiesa verso chi ha più bisogno

Roma – Viviamo un’ ora “urgente” e occorre pensare alla gente”. In dieci pagine dattiloscritte il card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprendo la 65ma Assemblea generale della Cei in Vaticano ha affrontato i principali problemi che vive oggi il nostro Paese che nelle ultime settimane ha vissuto “vicende che hanno segnato il nostro Paese sul piano politico e istituzionale” e che devono “far riflettere e innescare un serio esame di coscienza: tutti abbiamo bisogno di convertire il cuore e la vita, ma questa generalizzazione non può essere intesa come una sorta di “male comune” assolutorio, specialmente se si portano responsabilità pubbliche”.
Il porporato aveva iniziato la sua prolusione con un pensiero agli eventi che “abbiamo vissuto con il popolo cristiano e non solo” con “l’improvvisa e storica” rinuncia di Papa Benedetto XVI, l’undici febbraio scorso, e successivamente l’elezione di Papa Francesco. E poi, dopo aver ricordato il ruolo della Chiesa oggi, citando spesso le parole del neo pontefice ha parlato dalle gravi preoccupazioni per il “disagio sociale diffuso” a seguito della perdurante crisi economica, con la “moltitudine di giovani che non trovano lavoro”. Sullo sfondo, ma non meno gravi, il cardinale ha anche richiamato i temi complessi della difesa della vita, della libertà di educazione, del crescente degrado morale che si manifesta sotto molteplici forme”.
Per Bagnasco “in questa prolungata crisi economica, non è mistero per nessuno che le richieste di aiuto si moltiplicano a dismisura e approdano alle porte delle parrocchie, dei centri di ascolto, dei molteplici gruppi, mense, centri di recupero, di integrazione, dispensari e ambulatori”. E’ il segno vitale di una Chiesa operosa quando “nel vortice dell’emergenza” appaiono come “benedette e meritorie” “non solo le provvidenze pubbliche, ma anche la continua, generosa raccolta nelle nostre comunità”. Una “ammirevole generosità” che viene ampiamente riconosciuta allo “stuolo di volontari che si prodigano” per chi ha bisogno.
E parlando della situazione politica del nostro Paese ha esortato ad “andare contro corrente”, esercitando una “ascesi morale fatta di coraggio” per resistere al “pensiero unico che non accetta di essere contraddetto”. L’appello del card. Bagnasco ai politici a “pensare alla gente” è stato seguito dall’invito a “pensarci con grandissimo senso di responsabilità, senza populismi inconcludenti e dannosi, mettendo sul tavolo ognuno le migliori risorse di intelletto, di competenza e di cuore”. Dobbiamo partire dalla situazione che oggi vivono i giovani senza lavoro, gli anziani senza pensione, le famiglie scese “al livello di povertà e a volte dell’angoscia”. Il lavoro è quindi l’istanza “che chiede interventi immediati ed efficaci” come una “lama dolorosa nella carne della gente”. E poi la famiglia “patrimonio incomparabile dell’umanità, che ancora una volta ha dato prova di sé rivelandosi il primo e principale presidio non solo della vita, ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica” e che ha bisogno di “politiche consistenti, incisive e immediate”.  “La famiglia – ha sottolineato –  non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento”. (Raffaele Iaria)