Cesena – Più stranieri a Cesena. Nel corso del 2012 si è ulteriormente rafforzata la popolazione residente straniera che rappresenta il 10 per cento della popolazione con 9.794 unità (oltre 250 persone più rispetto al 2011), anche se si tratta di una crescita più contenuta rispetto agli anni precedenti, con un incremento pari allo 0,26 per cento. Questo dato si allontana notevolmente dai picchi degli ultimi anni, riportandoci ai livelli di crescita della popolazione straniera registrati prima del 2000. Riguardo alle nazionalità presenti, il nucleo più consistente è rappresentato dai cittadini provenienti dalla Romania (1407) seguiti da Albania (1218), Marocco (973) e Bulgaria (844). Da rilevare che in questi ultimi anni sono diventate numericamente più consistenti le comunità provenienti dai nuovi stati membri dell’Unione Europea, come appunto la Bulgaria, ma anche la Polonia (665) e l’Ucraina (541). Non a caso, la fetta più consistente degli stranieri presenti a Cesena proviene da stati membri dell’Unione, mentre un altro 24 per cento è originario di Paesi europei extra Ue; a completare la torta, un 30 per cento originario del continente africano (con particolare incidenza dei paesi dell’Africa settentrionale), un 9 per cento proveniente dall’Asia (fra cui spicca il Bangladesh), mentre l’America è rappresentata solo dal 4 per cento. A Cesena la popolazione con più di 65 anni rappresenta il 23,39 per cento del totale, mentre quella con più di 75 anni raggiunge l’11,96 per cento. I dati del comune – come riporta il settimanale “Corriere Cesenate” – relativi alla fine del 2012 mostrano un indice di vecchiaia del 179 per cento (contro un dato nazionale del 144 per cento): significa che ogni 100 giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro vi sono 179 persone che ne escono. Va detto che oggi definire ’anziano’ chi ha superato i 65 anni di età è una convenzione utile a fini statistici: tanti 65enni, grazie al benessere generale, vivono nel pieno delle loro forze, spesso ben inseriti nella realtà quotidiana, del lavoro e della famiglia, tanto che la loro esperienza è di fondamentale sostegno allo sviluppo della collettività. Da qui l’esigenza di approfondire e monitorare l’evoluzione del fenomeno inserendo nuove elaborazioni sui “grandi anziani” con 75 anni ed oltre.



