Roma – Il Papa è il Vicario di Cristo sulla Terra. Tra tutte le definizioni che sono state date questa è certamente la più santa, la più preziosa e bella e senza confronti. Ed è difficile per noi pensare e capire la realtà di questa espressione, comprendere tutto il valore del contenuto di queste parole: Vicario di Cristo. Le pronunciamo con semplicità e con rispetto ma senza renderci conto, spesso, di quel che realmente esprimono. Senza il primato di San Pietro che unifica e rinsalda dove troverà la Chiesa la sua compattezza e stabilità, la sua organicità e unità? Ecco l’importanza della presenza del Papa. E ieri Papa Benedetto XVI ha annunciato che accompagnerà la sua Chiesa, “nel pieno delle sue funzioni e del suo servizio” fino alle 20,00 del 28 febbraio. Un annuncio che ci ha veramente sorpresi, una decisione inattesa. Dalle 20,00 del 28 febbraio inizia il periodo di sede vacante, che è definito dal punto di vista giuridico dal Codice di diritto canonico e dalla Costituzione apostolica Universi dominici gregi, voluta da Giovanni Paolo II. A marzo, dunque, il Conclave e entro la Pasqua il nuovo Papa. Dal 28 febbraio tutti i responsabili dei dicasteri vaticani e delle congregazioni decadranno dal loro ruolo. Resteranno solo, per l’ordinaria amministrazione, il Camerlengo, che è l’attuale segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il decano del Collegio cardinalizio, Angelo Sodano e tre sole figure dell’attuale Curia: il sostituto della Segreteria di Stato, mons. Angelo Giovanni Becciu, il penitenziere card. Manuel Monteiro de Castro, il vicario di Roma card. Agostino Vallini e il Vicario della Città del Vaticano, card. Angelo Comastri. Attualmente ad entrare in Conclave saranno 117 cardinali: i minori di 80 anni sono 118, ma il 26 febbraio la soglia sarà superata dal cardinale ucraino Lubomyr Husar. A dare l’’extra omnes’ sarà il Maestro delle celebrazioni liturgiche. Le regole delle votazioni seguiranno il “motu proprio” promulgato dallo stesso Benedetto XVI nel giugno 2007, secondo il quale per eleggere il Papa sarà sempre necessaria una maggioranza qualificata di due terzi degli elettori. Non sarà più valida, quindi, l’ipotesi della maggioranza semplice della metà più uno degli elettori. Dopo la 33/a o 34/a votazione, comunque, si passerà direttamente, e obbligatoriamente, al ballottaggio fra i due cardinali che avranno ricevuto il maggior numero di voti nell’ultimo scrutinio. Anche in questo caso, però, sarà sempre necessaria una maggioranza dei due terzi. I due cardinali rimasti in lizza, inoltre, non potranno partecipare attivamente al voto. Se per un candidato i voti raggiungono i due terzi dei votanti, l’elezione del Pontefice e’ canonicamente valida. Ma come è stata accolta la notizia: la prima reazione è di sconcerto e incredulità: in piazza San Pietro e al telefono dei giornalisti, la domanda : “ma è proprio vero? Il Papa si dimette? Ma perché? Sta male?”. Molti i commenti su tutti i social network e su tutte le reti televisive e radiofoniche del mondo con l’inizio, come sempre in questi casi, del toto papa con tanti nomi che circolano per la successione. Non ci si rende conto che è veramente prematuro parlare di questo. Infatti noi non lo facciamo: lasciamo ad altri questo “compito”. Noi reteremo vicini al Papa che ha bisogno di aiuto e sostegno. Come saremo vicini al successore che ha bisogno di aiuto morale e sostegno spirituale da noi per svolgere la sua grande missione di Padre e Pastore di tutte le genti da portare a salvezza nella Chiesa e attraverso la Chiesa all’umanità intera. (R. Iaria)



