Vicini come sempre

Roma – 11 febbraio 2013. Sto lavorando in ufficio con la Tv accesa, come mi succede spesso. Un flash dell’agenzia Ansa appare sullo schermo: il Papa rinuncia al ministero petrino dal 28 febbraio. In parole povere si dimette. Il Papa si dimette? Una bufala? O che cosa? Una serie di telefonate per cercare una conferma e poi la diffusione del bollettino della Sala Stampa della Santa Sede che pubblica il testo integrale dell’intervento del Papa durante il Concistoro per la canonizzazione di 800 martiri di Otranto. La notizia è vera. Subito il direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi, convoca una conferenza stampa. Ma come vivere questo momento? Con un senso di smarrimento iniziale e, poi, di emozione. Stavamo e stiamo vivendo un momento storico non solo per la Chiesa. Un evento che non ha precedenti nell’era moderna. Alcuni eventi simili di diversi secoli prima non sono per nulla paragonabili a quelli di oggi. Il Papa si arrende? No il Papa dimostra una grande umiltà. Una umiltà tanto grande che per il bene della Chiesa rinuncia al trono petrino per vivere in “modo nascosto” il tempo che gli rimane da vivere e chiedendo perdono per i suoi limiti. Una decisione non certo attesa anche se oggi qualcuno cerca di collegare il tutto ad alcune affermazioni di Papa Benedetto XVI, come quella contenuta nel libro intervista “Luce del mondo” pubblicato nel 2010. Altri fanno risalire la decisione all’indomani del viaggio in Messico e a Cuba di Papa Ratzinger, nel marzo dello scorso anno. Altri al dicembre 2012 quando ricevette i tre cardinali che facevano parte della Commissione cardinalizia d’inchiesta voluta dallo stesso pontefice dopo lo scandalo Vatileaks che gli consegnano il secondo rapporto sulle indagini che hanno svolto. Come giornalisti, ma soprattutto come credenti cerchiamo di dare una spiegazione: perché Benedetto XVI lascia la guida della Chiesa dopo otto anni di magistero altissimo, di testimonianza di fede assoluta in Dio, di Servizio? (R. Iaria)