Chieti – Oggi pomeriggio, presso la sede Cvm (Comunità Volontari per il Mondo) di Chieti, parte il progetto “Io… Lavoro!”, percorso formativo per donne immigrate curato dal Cvm e finanziato dal Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri.
“Il lavoro di cura a domicilio, le cui principali funzioni comprendono l‘assistenza diretta a una persona anziana in parte o del tutto non autosufficiente e il mantenimento e la cura del suo ambiente di vita, rappresenta un fenomeno in crescente diffusione nella nostra società essendo sempre più numerose le famiglie che si trovano a dovere ricorrere all‘aiuto di terzi per la cura di un familiare anziano”, spiegano i promotori. Raramente queste donne, nella maggioranza dei casi immigrate, possiedono una formazione specifica nel campo dell‘assistenza. Inoltre, occuparsi quotidianamente della cura di una persona che non sia un proprio familiare, spesso in un contesto di stretta convivenza e intimità, richiede un grande impegno e può essere estremamente gravoso sia sul piano fisico che sul piano emotivo. Il percorso formativo prevede una metodologia basata sulle lezioni frontali, ma anche e soprattutto sulla simulazione, strumento privilegiato e finalizzato alla trasmissione di concetti, informazioni e schemi interpretativi.
“Il lavoro di cura a domicilio, le cui principali funzioni comprendono l‘assistenza diretta a una persona anziana in parte o del tutto non autosufficiente e il mantenimento e la cura del suo ambiente di vita, rappresenta un fenomeno in crescente diffusione nella nostra società essendo sempre più numerose le famiglie che si trovano a dovere ricorrere all‘aiuto di terzi per la cura di un familiare anziano”, spiegano i promotori. Raramente queste donne, nella maggioranza dei casi immigrate, possiedono una formazione specifica nel campo dell‘assistenza. Inoltre, occuparsi quotidianamente della cura di una persona che non sia un proprio familiare, spesso in un contesto di stretta convivenza e intimità, richiede un grande impegno e può essere estremamente gravoso sia sul piano fisico che sul piano emotivo. Il percorso formativo prevede una metodologia basata sulle lezioni frontali, ma anche e soprattutto sulla simulazione, strumento privilegiato e finalizzato alla trasmissione di concetti, informazioni e schemi interpretativi.



